Lunedì 24 settembre, Auditorium della Conciliazione, ore 21.30. La sala è quasi piena, 1500 persone per il camper-tour di Matteo Renzi, il sindaco di Firenze auto candidatosi alle primarie del centro sinistra. Il pubblico è composto equamente da ex prodiani, partigiani dalemiani (/rutelliani), veltroniani disillusi, staff di Bersani,cattolici,vendoliani nemici,gente di Fioroni, gente di Franceschini, gente di Marino, progressisti, neo liberali, riformisti,comunisti, un’altra ventina di sottocategorie Pd e ovviamente, i curiosi. Sottobosco presente, si potrebbe dire.

Malgrado l’ironia rispecchi la realtà, il salotto radical della sinistra romana è al gran completo, si respira un’aria vagamente elettrica durante l’intrepida attesa di osservare da vicino l’homo novus della politica italiana, l’incognita che non t’aspettavi, l’oggetto non identificato  che fa tanta paura all’establishment del partito democratico. Si può facilmente notare che l’impostazione della serata è estremamente curata nei dettagli e meticolosamente cucita, come se dietro ci fosse l’Endemol e non certo un team elettorale. Lo slogan della campagna, ADESSO!, sintetizza in maniera ineccepibile il Renzipensiero: il font è quello dello I want You dello Zio Sam americano, c’è un tocco a metà tra saloon e propaganda fascista che incarna perfettamente il suo spirito giolittiano; accanto invece, con una grafica molto più asciutta e lineare, esplode un MATTEO2012, di matrice obamiana, che riesce invece a conferire lo spirito propriamente egocentrico di queste primarie, un nonsochè di “cool” che arricchisce la sua campagna.

Matteo sale sul palco, il pubblico fintamente tenta una standing ovation alquanto anticipata e poi, poi è Renzi show. Un ininterrotto flusso di coscienza di un’ora e mezzo in cui il sindaco rottamatore riesce a toccare praticamente ogni punto della politica italiana e , a sorpresa, anche europea e mondiale, pronta risposta a chi lo critica di non poter possedere il dovuto spessore internazionale. Appare subito lampante che il protagonista della serata è a suo agio sul palcoscenico, fermamente composto, informale e rilassato nella sua camicia bianca volutamente sbottonata, un esordio che voleva essere come quello di Blair ma che forse è più come quello di Clegg.

Parte in quinta Matteo, con una serie di argomenti anti-convenzionali, si ben destreggia tra ambiente, edilizia spagnola, recupero delle proprietà demaniali. Dice di voler evitare la lista della spesa ma in realtà il suo è un impianto programmatico ben studiato e ragionato. Propone incentivi di 100 euro sulle buste paga nette per riaccendere i consumi, dell’immoralità di un sistema pensionistico gestito da politici sotto vitalizi d’oro, parla ovviamente di evasione fiscale, di ristrutturazione dell’impiego pubblico, di forti tagli ai costi della macchina statale. La prosa è straordinariamente efficace, alterna con facilità toscanismi ad anglicismi, presenta una comunicazione facile e diretta, la sua mimica da golden boy trasmette inevitabilmente serenità e fiducia, persino i suoi tempi di dialogo con la platea sono perfetti, può ricordare un comico come un bravo showman. Perché di show si tratta: nulla è lasciato al caso, ogni argomentazione è precisamente intervallata da grafici, da numeri, da testimonianze di trasparenza e onestà politica, da lui tanto menzionate quando si auto riferisce al mestiere di sindaco.

 Matteo risponde con preparazione e serietà a chi lo accusa di essere arrangiato. Più tardi il fiume è in piena, intervengono parole come FUTURO, ORIZZONTE, SCELTA, SPERANZA (cit. Obama 2), BUONSENSO, menziona Mitterand,dice che si inchinerebbe davanti a De Gasperi se potesse, ma che lui sogna una nuova Europa, in quanto esponente della generazione Erasmus. Renzi vorrebbe regalare un sogno, fa leva sulla pigrizia, sull’inerzia degli italiani contro il cambiamento, sostiene ci sia bisogno di animo e passione dopo quest’esperienza tecnocratica, loda a più riprese Monti, ma inevitabilmente ritiene il suo esecutivo privo di quello spirito di lungimiranza e prospettiva di cui tanto ha bisogno il paese. E’ accorto nell’analizzare i punti, ritiene l’istruzione fondamentale per la crescita e il progresso, definendo la situazione nostrana una “emergenza educativa”. La citazione di Barack Obama è praticamente perenne: cita la Costituzione ma anche le parole di un sacerdote che ispirano la sua missione (?!), il rapporto fra un padre e un figlio, manda in onda video di film di Muccino (lo spirito ricorda proprio i suoi film..), video di Cetto Laqualunque, video di conferenze stampa, neanche a farlo apposta, del presidente degli Stati Uniti.

Il rituale è liturgico. Riesce ad essere perfino autoironico, motivo in più per credere che il suo entourage è davvero proiettato alla vittoria, parla con tranquillità a chi gli chiede le pranzo ad Arcore ” Signora,era un pranzo non una cena”, fa vedere a tutti l’imitazione di Crozza che lo ritrae come un bambino che gioca alla politica. Non cerca alibi, tende la mano a Bersani, ringraziandolo di aver permesso la sfida, usa retori come “ci ho messo la faccia”, ricorda lo spirito costruttivo e partecipativo che dovrebbero avere le primarie, strumento a sua detta di cooperazione e non di sfida. Come da copione però la parola chiave rimane rottamazione. Il bischero non riesce a non enunciarla, vuole a tutti i costi svecchiare la politica, rovesciare l’ancien regime della sinistra italiana, far estinguere i dinosauri dal Pd La sua liturgia è liberamente anglosassone, continuano termini come GIUSTIZIA SOCIALE, PARTECIPAZIONE, CORAGGIO. Renzi dice cose di destra con il tono di sinistra e dice cose di sinistra con un tono di destra. Non ha paura ad ammettere che guarda ad un elettorato anche di centro destra, ricordando quanto sia inevitabile per vincere le elezioni mirare a quei voti.

La conclusione è imbarazzante: un video collage di tutta la cultura pop dagli anni 50 ad oggi, sotto le note di “Titanium” di David Guetta, decisione che sfiora l’assurdo. Difatti Renzi è un minestrone, va deciso se mangiarlo caldo o freddo. Il suo programma, perché di programma si tratta, a tratti è pseudo grillino, ad altri è fumoso e non chiaro, Matteo Renzi è debole sui contenuti importanti ma appare incredibilmente pieno e sicuro di sè nel mostrarli Non possiamo prevedere i risvolti della prossima Terza Repubblica, non è possibile anticiparne quasi nulla, ma Renzi ci sarà sicuramente. E’ simpatico e coinvolgente, inopinabile affermarlo, dotato di un coraggio insolente che forse da tanti, troppi anni, mancava alla sinistra italiana, chissà quindi se non sarà lui a portare il Pd a vincere le elezioni e guidare le sinistre italiane verso i poli moderati. Se continuerà a fare della comunicazione il suo forte, rischia seriamente di vincere le primarie.

 Speriamo che dopo tutto questo fumo sia rimasto un po’ d’arrosto.

 

 

Niccolò Maria de Vincenti