Fonte: Rinascita

Nel 2007 si presentò sulla scena politica come l’erede indiscusso di Charles De Gaulle. Convinse. E vinse le elezioni presidenziali battendo al secondo turno elettorale la socialista Ségolène Royal. Adesso a mandato praticamente scaduto, Nicolas Sarkozy ha finalmente deciso le sorti del suo futuro dopo aver temporeggiato per settimane: “Si, sarò candidato alle presidenziali” ha annunciato lunedì sera al telegiornale (TF1) delle 20.00. La sua discesa in campo se la aspettavano ormai tutti quanti, dato che già da qualche mese Sarkò faceva campagna elettorale con le vesti da presidente della Repubblica.
Durante la trasmissione televisiva il capo dell’Eliseo ha fatto sapere di voler “dire ancora tante cose ai francesi”, di avere ancora “tante proposte da fargli”, per questo ha lanciato agli elettori lo slogan elettorale “fonderò una Francia forte, per proteggervi”. Nicolas Sarkozy avrebbe, secondo gli ultimi sondaggi, tra il 20 e il 25 per cento delle intenzioni di voto dei francesi, oltre che il pieno sostegno di Angela Dorothea Merkel, la cancelliera della Germania.
A poche settimane dal primo turno elettorale, l’omologa tedesca gli garantirebbe, in effetti, un ampio margine di crescita di punti percentuali. Il duo Merkozy – l’unico a complimentarsi di come sta andando l’Europa – è una storia che va avanti da molti anni. Già nel 2008, Sarkozy consegnò a frau Merkel personalmente il premio Carlo Magno (riconoscimento dato ai paneuropeisti dell’anno) per la sua “opera di riforma dell’Unione Europea”, mentre a settembre del 2009, quando i tedeschi furono chiamati al voto, si schierò dalla sua parte. Ma nonostante il sostegno di Berlino, Nicolas Sarkozy rischia molto, il suo quinquennio passato è un castello di carte. In politica interna ha tradito il “pensiero della terza via” (sovranità statale su tutti i settori chiave del Paese) del generale De Gaulle, ma soprattutto ha distrutto nel 2009 il suo patrimonio militare integrando la Francia nella Nato e perdendo di fatto l’indipendenza, passata amaramente sotto il comando dei nordamericani. Ha ratificato nel 2007, attraverso l’Assemblea Nazionale, il Trattato di Lisbona nonostante il popolo si fosse espresso con un “no” secco al Referendum del 2005, abbandonando di fatto la sovranità nazionale, politica ed economica, delegata alla burocrazia euro-mondialista dei tecnocrati non eletti di Bruxelles. In campagna elettorale aveva promesso l’arresto immediato dei flussi migratori e delle naturalizzazioni: Sarkozy invece ha puntato il dito sugli immigrati, ma aprendogli sottobanco le porte (200mila immigrati irregolari l’anno) scatenando quel processo perverso chiamato “dumping” sociale, per la più grande felicità dei suoi amici del CAC 40 e del Medef (padronato).
Ha creato un debito pubblico spaventoso, 500 miliardi in soli quattro anni, tagliando di fatto le gambe a lavoratori e risparmiatori che hanno visto sgretolarsi poco a poco lo Stato sociale (riforma delle pensioni e aumento dell’Iva). Sul bilancio monetario, la destra “sarkozysta” ha per di più perso la cosiddetta “tripla A”, tanto cara agli economisti(ci) di corte, che non sono stati capaci di prevedere il tracollo bancario. In politica estera, dopo le mostruosità perpetuate in Costa D’Avorio, il Quai D’Orsay, ha tradito Mubarak, Bashar al Assad e Ben Ali dopo che li aveva accolti con il tappeto rosso a Parigi. Ma in primis Gheddafi, scatenando una guerra spaventosa che ha seminato sangue e miseria nella “nuova” Libia, fino a nominare a capo di essa, un governo illegittimo e jihadista.
Dati che fanno prevedere che, stavolta, per Sarkoleone sarà una Waterloo. A questo punto, in nome della finta alternanza democratica, diventa probabile il trionfo dell’anglofono Wellingtoniano François Hollande.