Matteo Salvini a tutto spiano. “L’altro Matteo”, come con una giusta dose di intuito è stato appellato da una parte dei media italiani ha preso una Lega Nord postbossiana distrutta e travolta dagli scandali e la sta traghettando verso una nuova forma che poi altro non è che un ritorno alle origini, battendo a tamburo sui temi dell’indipendenza del Nord, del rifiuto dell’euro e del no all’immigrazione.

Questa Lega 2.0 (come lui stesso l’ha definita), in campo internazionale non si fa troppi problemi e cerca sponde con il Front National di Marine Le Pen (anzi è notizia di oggi che Salvini ha garantito che la Lega è l’unico interlocutore ufficiale in Italia dei lepenisti), con gli olandesi di Wilders, con gli austriaci di Mölzer e tutte le alte forze euroscettiche del continente, in nome della difesa dell’identità dei popoli sempre più minacciati dall’oppressione burocratica eurista. Far risollevare la Lega nei consensi e galvanizzare i militanti affranti dai ladrocini acclarati di alcuni vertici delle camicie verdi non era facile: per farlo Salvini ha scelto la strada più diretta e rischiosa.

In tutte le sue apparizioni televisive, radiofoniche ed in tutti i suoi interventi scritti ed orali prende sempre di mira il politically correct, schierandosi senza mezzi termini dalla parte dell’opinione pubblica più viscerale contro le élites, fregandosene letteralmente dei piagnistei delle vestali dell’ortodossia istituzionale ed anzi facendo dei loro strali un vanto. Il meneghino doc, per tredici anni consecutivi è stato consigliere comunale di Milano ed è europarlamentare dal 2009, accatasta montagne di preferenze ad ogni tornata spingendo sempre il piede sull’acceleratore della provocazione e se qualche volta esagera non se ne fa un problema. La maggioranza degli italiani non ama gli immigrati, vede l’Unione europea e l’Euro come una costrizione e pensa che la maggior parte delle tasse vada persa in sprechi e furti? Nessuno lo dice, lui sì.

Con uno stile che buca lo schermo e che sa essere anche credibile a chi l’ascolta, sta praticamente portando da solo la Lega Nord oltre il 4%, soglia di sbarramento alle elezioni europee che rischiava seriamente di non superare. Ed è proprio sul tema dell’Europa che si sta giocando il tutto per tutto: Salvini chiede esplicitamente che l’Italia esca dall’Euro (ancora non si è spinto a gridare l’uscita dall’Ue stessa) e che vengano rivisti tutti i trattati, in primis quello che stabilisce il tetto del 3% dello scarto tra Pil e deficit.

Così si è reso l’alleato ideale in primis del partito della Le Pen che nei sondaggi è attualmente il primo partito di Francia (dopo che Grillo si è affrettato a dire che il M5S non c’entra niente con il Front National). Sulla base dei punti in comune e dei programma concreti hanno scelto di stare chiaramente nella parte bassa della nuova dicotomia che ha superato quella di centrodestra/centrosinistra, la parte che vede popoli, piccoli proprietari e lavoratori contro élites, finanza apolide e speculatori. Ha fatto questo semplicemente facendolo quotidianamente e non vestendosi di stracci gridando dai marciapiedi all’Apocalisse che non verrà mai, come fanno i novelli Testimoni di Geova di estrema sinistra e d’estrema destra, che impazziscono di bile perché vedono le ‘loro’ idee usate da altri. Come se le idee fossero di proprietà esclusiva di qualcuno e non già di chi le mette in pratica.