Un argomento delicato, quello delle pensioni, così tanto che i pochi che propongono soluzioni non entrano mai nel vivo della questione, e quando ci provano, lo fanno male. Un dilemma, essendo infinite le variabili in gioco, ed essendo burocraticamente incomprensibile il funzionamento del nostro sistema pensionistico. Quali le principali tipologie? Quella Sociale, di invalidità, di reversibilità, di anzianità, di vecchiaia, anticipata. Tuttavia rimangono due i principali sistemi per il calcolo delle pensioni, quello retributivo e quello contributivo. Il primo fa una media dei redditi degli ultimi 10 e 15 anni di lavoro,  a seconda che si tratti rispettivamente di lavoratori dipendenti o autonomi. Considerando la media in questione (quindi il reddito pensionabile) , oltre al totale dei contributi versati, si va ad applicare una aliquota del due per cento di questa media su ogni anno di retribuzione. In pratica, se un lavoratore si è guadagnato la pagnotta (o meglio ancora, se gli è stata rubata) per 35 anni, riceverà il 70% (35 anni x 0,2) della retribuzione, se per 40 anni gli spetterà invece l’80%. Già confusi? Lo è anche chi scrive, non vi preoccupate. Il sistema contributivo invece non calcola la pensione su una media degli ultimi anni, bensì sull’intera vita lavorativa. E’ ben evidente come questo tipo di pensione preveda quindi una assegno decisamente inferiore rispetto al primo metodo, proprio perché quest’ultimo si basa su una media degli ultimi anni lavorativi, tendenzialmente caratterizzati da un reddito più elevato.

 Ora, dal 2012 (riforma Monti-Fornero) è in vigore un sistema contributivo, con tuttavia una costellazione di ibride soluzioni:

– A tutti quelli che prima del ’95 (anno di entrata in vigore della riforma Dini) ancora non lavoravano verrà applicato il sistema contributivo.

– Chi nel ’95 aveva già versato 18 anni o più di contributi, si vedrà calcolare la pensione fino al 2011 col sistema retributivo, e dal 2012 con quello contributivo.

– A chi nel ’95 ancora non aveva versato almeno 18 anni di contributi, gli verrà calcolata la pensione col sistema retributivo fino al ’95, e da lì in poi col sistema contributivo.

Per non parlare poi del dolentissimo tasto “esodati”. Concessaci una pausa per un’aspirina,  veniamo adesso ai problemi: i contributi , almeno questo lo si era capito, non vengono ovviamente messi da parte per poi in un futuro improbabile pagare la propria pensione, in quanto gli attuali lavoratori (quei pochi sì fortunati, ma continuamente vessati) si spaccano la schiena per pagare le tasse, e il mensile a chi in pensione ci sta attualmente. Indi per cui: quando i lavoratori sono più dei pensionati, il problema non sussiste. Quando, come adesso, i pensionati superano di gran lunga i lavoratori, arrivano grosse “complicazioni” (soprattutto perché come si diceva si tratta di pensioni “retributive”-quindi care-) e perché siamo i figli (o i nipoti) numericamente “ristretti” del boom delle nascite che ci fu negli anni 50-60, quando ancora vantavamo una economia floridissima. Nel volere evitare -a chi ancora coraggiosamente sta leggendo- un terribile desiderio di eutanasia, molte altre problematiche verranno passate in sordina.

Nel frattempo, si dirà che l’età pensionabile è stata mostruosamente aumentata, arrivando a sfiorare i 70 anni. Dal canto suo il ministro Giovannini rilancia ancora una volta, sostenendo che l’età pensionabile potrà essere abbassata nuovamente, col contributo del tridente stato-aziende-lavoratori. Lo Stato, quello che pretende dazi ma che non paga i danni; le aziende, quelle che chiudono per i dazi in questione, e che i lavoratori a malapena riescono a pagarli; quei lavoratori, che è già tanto se un lavoro ce l’hanno. E’ lo stesso Giovannini che voleva tagliare le pensioni d’oro. Un taglio che al palazzo della Consulta hanno –repentinamente- bocciato perché “anticostituzionale”, visto che interessava a solo una (piccola) fascia di cittadini (giudici costituzionali compresi, ovviamente); la stessa corte costituzionale che, invece, per decidere che l’attuale legge elettorale fosse anch’essa “anticostituzionale” ci ha messo – in via un tantino più lenta- quindici anni. Ancora una volta il prodotto offerto è l’aria fritta, ottima per le tavole imbandite degli affamati italiani, a voler riempire il loro piatto e la loro attenzione col nulla. Ma la loro e la nostra fame si fa sempre più forte, e la friggitoria mediatica comincia a stufare. I problemi, quelli veri, vengono sempre più a galla.