Dinanzi a “la barbarie che avanza” (citando il sottotitolo di un libretto di Riccardo Bellofiore) il massimo di critica oggi esistente a sinistra all’Unione Europea si manifesta sotto la forma dello slogan “l’altra Europa”, che non si intende come abbattimento dell’architettura attualmente esistente ma come sua riforma.

Questo è il massimo a cui la Sinistra riesce a spingersi. L’Europa del Capitale non viene percepita come antagonista in sé ma antagonisti vengono percepiti i singoli soggetti al suo timone. Ma leggendola marxianamente potremmo dire che questa è una percezione fallace; ce la si prende con le “Charaktermaske” (Maschere di carattere) e non con le logiche che le dominano. L’ideologia della concorrenza e delle proprietà provvidenziali dei meccanismi di mercato, la rimozione dell’autonomia monetaria e fiscale degli Stati insieme ai vincoli economici posti ad essi e la precarizzazione del lavoro sembrano venir letti come una deriva degli ultimi anni e non come parte integrante dell’ideologia europea in sé. Le radici di questa deriva vengono trovate nella Germania a guida Merkel, o nella Commissione Europea di Barroso o nella Banca Centrale Europea di Mario Draghi.

Ma è una lettura sbagliata. I singoli non sono altro che meri ingranaggi di un capitalismo europeo che sta devastando il continente. E lo stesso dicasi per l’Euro. La moneta unica è uno strumento che ha avuto e che ha largo consenso nei grandi gruppi capitalistici per il semplice fatto di imporre forzatamente una deflazione salariale e un indebolimento continuo del movimento dei lavoratori e sindacale. Impone un attacco al lavoro, al pubblico impiego e al genere femminile. Rimosso l’Euro, quindi, non è detto che non si continuino ad imporre delle politiche di classe da parte del Capitale. D’altro canto non si può rimanere dentro un meccanismo che frantuma decenni di conquiste del movimento operaio in nome del “ce lo chiede l’Europa [del Capitale, nda]”. Per una Sinistra di classe la questione va affrontata su scala continentale, il che non significa negare un’organizzazione e una lotta di classe nazionale.

Un’altra Europa, almeno intesa come riforma dell’attuale, non esiste, quindi va abbandonata questa ideologia europeista di cui la Sinistra europea è permeata. Si può creare un fronte delle Sinistre nazionali a livello europeo sulle basi della lotta all’Unione Europea, all’Euro e ai postulati ideologici alla base di tutta l’architettura europea. Uscire da questa weberiana “gabbia d’acciaio” del Capitale per costruire un’Europa di classe; questo potrebbe essere l’orizzonte politico verso cui una Sinistra potrebbe muoversi. Questa è “l’altra Europa” che si dovrebbe contribuire a costruire.

Un’Europa che ponga al centro della sua agenda la possibilità per uno Stato di implementare dei controlli sui movimenti di capitale, di garantirgli la proprietà e la tutela dei suoi settori strategici, un’Europa che promuova e garantisca un pieno impiego permanente (discutibile mantenendo le strutture istituzionali e sociali del capitalismo) e una riqualificazione della produzione, anche a livello di condizioni e di orario di lavoro, oltre a una socializzazione dei sistemi bancari, degli investimenti e dell’occupazione. E molto altro. Il tutto nel rispetto della sovranità e autonomia dei singoli Stati, posti nello status di liberi e uguali.

Pochi punti che, però, dissentono radicalmente rispetto a quelli oggi posti a fondamenta dell’Unione Europea e dell’Unione Monetaria. Non si tratta, quindi, di ripiegare ad un isolazionismo nazionale ma bensì di destrutturare un’Europa del Capitale, di uscirne, per creare (prima che sia troppo tardi) un’Europa di Classe in cui il Lavoro possa tornare a fronteggiare degnamente un Capitale oggi egemone.