Fonte: Rinascita

Dopo quasi quaranta anni di occupazione, il premier turco Recep Tayyp Erdogan continua ad usare un tono arrogante sulla questione cipriota. Le vecchie e nuove generazioni di etnia greco-ortodossa non sembrano ancora aver digerito quell’arrembaggio dei paracadutisti turchi a Nicosia nel 1974, quell’invasione che è costata agli abitanti ciprioti l’usurpazione delle loro terre, case e proprietà. L’esercito turco occupò e occupa tutt’ora la zona settentrionale che rappresenta in superficie un terzo dell’intera isola, e ha instaurato di fatto, a seguito della dichiarazione d’indipendenza nel 15 novembre 1983 una Repubblica di tipo semi-presidenziale (la Repubblica turca di Cipro del Nord), avente la propria moneta, bandiera, lingua e organizzazione politica.
Tuttavia questa piccola nazione viene riconosciuta solamente da Ankara, e non riconosciuta dalle Nazioni Unite incaricate nel salvaguardare la zona date le importanti ostilità tra le due etnie che si contendono l’isola. Negli ultimi anni dopo l’ingresso della Repubblica di Cipro nell’Unione Europea nel 2004, si è accresciuto l’interessamento della comunità internazionale nel risolvere la questione cipriota. Il 3 settembre 2008 l’avvio di negoziati per la riunificazione dell’isola, sotto gli auspici delle Nazioni Unite avevano registrato buoni progressi, con l’obiettivo di arrivare alla creazione di “una federazione bi-zonale e bi-comunitaria”, una sorta di riconciliazione nazionale che punta alla costituzione di un governo multi-confessionale e multi-etnico, stile Libano. Sembrava essersi aperto uno spiraglio di pace tra le fazioni, tuttavia nel 2011 la pace cipriota è tornata ad essere un punto interrogativo. L’accordo era vicino dopo le diverse strette di mano tra il presidente greco-cipriota Dimitris Christofias e il premier turco-cipriota Mehmet Ali Talat, oltre che con il suo successore Dervis Eroglu (nella foto con Erdogan).
Sembrava che finalmente il Paese stesse per abbattere l’ultimo “muro” d’Europa, la cosiddetta Green Line pattugliata dalle Nazioni Unite. Quella linea di demarcazione composta da filo spinato, guarnigioni militari e ad alcuni tratti di vero e proprio muro, ubicata a Nicosia, che separa la Repubblica di Cipro e la Repubblica turca di Cipro del Nord. Ankara che si era dimostrata in un primo tempo aperta ad una riconciliazione nazionale, sembra voler tornare indietro sulle sue posizioni dopo le recenti dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyp Erdogan in visita a Nicosia-Nord in occasione del trentasettesimo anniversario dell’operazione militare di pace e libertà dell’esercito turco. Parole provocatorie quelle di Erdogan che hanno sorpreso tutti quanti, dato che fino a poco tempo fa la propaganda turca sosteneva di voler risolvere la questione cipriota pacificamente ed il prima possibile. Ieri, appena arrivato all’aeroporto, il suo discorso ha lasciato tutti perplessi: “ non esiste uno Stato come Cipro ma esistono la Repubblica turca di Cipro del Nord e il Governo di Cipro del Sud”, facendo capire che il piano Onu relativo alla costituzione di uno Stato bi-zonale e bi-comunitario non è il desiderio di Ankara. L’intesa promossa dalla comunità internazionale sembrerebbe dover ri-iniziare tutto da capo, Erdogan ha giocato ieri a carte scoperte: l’AKP non scende a compromessi.
Intanto Bruxelles si affretta a risolvere il contenzioso cipriota dato che nel secondo semestre del 2012, la Repubblica di Cipro assumerà la dirigenza dell’Ue. Si auspica di raggiungere un accordo sui punti fondamentali per la riunificazione di Cipro entro ottobre in modo tale da non destabilizzare la tabella di marcia presidenziale. Poco tempo fa il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu ha fatto sapere che la Turchia “non riconoscerà la presidenza cipriota dell’Unione europea, nella seconda metà del 2012, se non si arriverà ad un accordo sulla riunificazione dell’isola”. La conferma è arrivata anche da Erdogan ieri che ha attaccato l’Ue affermando che si bloccheranno i negoziati, poiché a suo avviso “è degradante sedere sullo stesso tavolo non loro”. Nonostante Ankara voglia entrare a far parte dell’istituzione europea, non sembra voler cedere di una virgola sulla questione cipriota…forse perché gli interessi geopolitici ed economici sulle riserve energetiche nei fondali dell’isola sono troppo importanti.