di R. C.

La distruzione di questa casa è un atto di puro vandalismo, non resteremo a guardare

– Monsignor Fouad Twal, Patriarca latino di Gerusalemme

Non è la prima volta che coloni e esercito israeliani se la prendono con le comunità cristiane palestinesi. L’anno scorso, un gruppo di coloni particolarmente facinorosi aveva commesso atti di vandalismo contro un convento di suore, scrivendo insulti, minacce e blasfemi sulle pareti dell’edificio.

Questa volta, lo strapotere del governo “dell’unica democrazia del Medio oriente” ha messo piede direttamente nei terreni del Patriarcato latino. Senza avvertimenti, senza denunce e senza “democratici” richiami l’esercito israeliano ha espropriato dei terreni appartenenti al patriarcato cattolico. Una vecchia casa situata nella zona orientale di Gerusalemme e appartenente al Patriarcato da molti decenni è stata infatti demolita a suon di bulldozer e di ruspe. All’interno vivevano da molto tempo una ventina di palestinesi musulmani, che dopo aver perso le loro case in seguito a espropri teoricamente illegali perpetrati da coloni israeliani, hanno trovato rifugio nelle terre delle Patriarcato. In cambio dell’alloggio, la Chiesa chiedeva loro di occuparsi del giardino, delle piante e dei fiori. Uno scambio equo, semplice, pieno di dignità, ora distrutto per sempre dalle ruspe israeliane.

Duro il commento del Monsignor Fouad Twal, capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa: “Questo vile atto è contro la legge, contro la giustizia e contro l’umanità… Va contro qualsiasi sentimento di pace”. Insieme a lui, hanno visitato i luoghi della distruzione un gruppo ecumenico formato da prelati delle chiese orientali, del rito ortodosso e di quello anglicano. Numerosi saranno i ricorsi alla giustizia intavolati dai prelati: “Non si sono mai spinti così oltre” afferma Monsigno Twal, che afferma: “La situazione sta sempre peggiorando“.

La situazione dei cristiani in Terra Santa è molto dura: da una parte, come racconta un documento ufficiale del Consiglio Ecumenico delle Chiese intitolato: “Faith under Occupation” (“La Fede sotto occupazione”), lo strapotere sionista ha messo a dura prova le comunità cristiane. Soprusi, espropri privati, arroganza e vandalismi, sembrano essere all’ordine del giorno. Nel documento, tutta una serie di testimonianze parlano degli innumerevoli tentativi sionisti di cacciare e popolazioni cristiane (perché non ebree) dai dintorni di Gerusalemme e da altre aree del Paese. Si racconta per esempio della famiglia Nasser, proprietaria di terreni vicini a Gerusalemme con i documenti e diritti di proprietà risalente all’epoca Ottomana (e quindi secondo la legge israeliana non soggetta a esproprio), vittima di continue violenze da parte dei coloni ebrei. Così racconta la sua storia il capofamiglia: “All’inizio hanno provato (a espropriare ndr) tramite le corti di giustizia, poi con i militari, poi hanno provato a comprarci la terra, poi ci hanno intimidito, poi sono arrivate e le violenze e infine sono arrivati presunti ordini di esproprio emessi dalle stesse corti che ci avevano dato ragione“. Dall’altra parte, i cristiani sono anche sottoposti a continue vessazioni da parte di gruppi islamisti radicali, che per ora si limitano a vessare le popolazioni cristiane, ma che un giorno potrebbero anche andare oltre. È proprio a causa di questa situazione molto complicata che le popolazioni cristiane fuggono dalla Palestina: molti sono i rifugiati in Libano, Paese da sempre amico dei cristiani palestinesi e felice di accogliere i fratelli cristiani in pericolo. Se nel 1948 i cristiani rappresentavano il 15% della popolazione, oggi non sono più che il 3%.

Un triste destino per la prima comunità cristiana della storia dell’umanità.