Scorrendo la lineup dei titoli cinematografici statunitensi (ovvero il 90% del totale) che invadono le nostre sale salta agli occhi l’elevata quantità di film che sono trasposizioni di fumetti supereroistici, divisa nelle due scuole Marvel (Spiderman, X-man, Iron Man, Thor) e Dc (Batman e Superman) e in più qualche interessante aggiunta indipendente dalle due case editrici (300 e il suo prossimo seguito per esempio). Ovviamente questo fenomeno è dovuto alla felicissima intuizione di rinverdire da una decina d’anni a questa parte un filone d’oro che può contare su milioni di fans il tutto il mondo, affidato a colossi hollywoodiani della produzione e della distribuzione, un filone che ha portato e porta incassi record al botteghino e che sposta l’asticella dei milioni in ballo sempre più in alto. Ma non è esclusivamente una questione di soldi. Il pubblico occidentale dimostra di avere fame di supereroi, di scontri mitici, di rappresentazioni grafiche che siano anche un grande spettacolo per gli occhi. Poteri immensi che annichiliscono intere città con un gesto, sfide oltre l’impossibile, il tutto sempre per scopi nobili e altruistici dalla parte del protagonisti e volontà oscure di piegare il mondo ai propri voleri da parte dell’antagonista. Come trama davvero niente di complicato, no? Eppure quanta enorme distanza con le produzioni nostrane. Noi facciamo film che parlano di quarantenni che giocano a fare i quattordicenni, di coppie in crisi, di ‘generazioni precarie’ il cui sogno è riuscire a pagarsi l’affitto di un monolocale situato a dieci chilometri dal GRA e dei surgelati da mettere in freezer, di coppie in crisi, di introspezioni sul perché la ragazza che frequentava la stessa spiaggia del protagonista nell’estate dell’89 baciava un altro e non lui e ancora di coppie in crisi. La variazione comiche sul tema sono le infinite vacanze di Natale in tutte le capitali e tutti i luoghi esotici del mondo, tra battute che non possono far ridere nessuno e culi di mancate modelle in perizoma (che per un pubblico maschile sono sicuramente gradevoli, ma a questo punto se voglio mi vedo un porno). Questo è quanto. I timidissimi tentativi di ri-creare un cinema non d’autore, non è questo il punto, ma che parli di storie grandi, di avvenimenti che abbiano un senso, che attinga a piene mani dalla Storia, in una parola che sia epico lasciano davvero il tempo che trovano e anzi squalificano i tentativi stessi. Il recentissimo ‘11 settembre 1683’ che voleva essere una ricostruzione della fatale battaglia di Vienna tra le armate cristiane e quelle ottomane, non andato oltre una modestissima pièce di maniera con effetti speciali e scenografie che hanno provocato prima di tutto l’imbarazzo dello spettatore. Si obietterà che per questo tipo di produzioni nell’Italia strozzata dalla crisi non ci sono i capitali (il film di Martinelli è costato infatti 12 milioni di euro contro i 225 de ‘L’uomo d’acciaio’ di Zack Snyder che però ne ha incassati 662). Ma a parte che le buone idee se perseguite con la giusta volontà trovano sempre il modo di affermarsi se l’Italia da sola non può opporsi efficacemente allo strapotere americano esiste un altro soggetto politico che può e dovrebbe farlo: l’Europa. Il Vecchio Continente ha alle sue spalle un infinito patrimonio di miti, saghe, guerre e scontri epocali. E’ possibile che per i due poemi fondanti dell’identità europea, ovvero l’Iliade e l’Odissea, non esistano dei film europei che ne trasportino il mito su grandi schermi con le tecniche attuali (‘Ulisse’ di Camerini del 1954!)? E’ davvero impensabile la creazione di un ente europeo per la produzione di audiovisivi che sopperisca alla lacune dei singoli Stati? O possiamo solo stare a guardare che anche questo lo facciano dall’altra parte dell’Oceano, come è già successo per la battaglia delle Termopili, i miti di Teso e Perseo, le guerre servili che hanno insanguinato Roma? Beninteso, da Hollywood si dovrebbe riprende solo il gusto per le storie grandi, che richiedono quindi investimenti all’altezza: la visione del mondo sottesa a queste produzioni dovrebbe essere all’antitesi da quella americana, ben diversa dal rozzo manicheismo buoni/cattivi e dallo stilema ‘faccio a pugni per salvare l’umanità’. Il retaggio ancestrale sta lì, insepolto sulla sabbia ma nondimeno ancora accessibile. E’ doveroso riattualizzarlo con i codici e i mezzi del nostro tempo.