Fonte: Rinascita

C’è confusione nello spirito del governo francese. Da una parte esiste il peso geografico e storico che spinge il Paese a doversi implicare nelle questioni extra-territoriali, dall’altra una politica che tradisce il patrimonio gollista. Lo stesso primo ministro François Fillon (nella foto con Sarkozy) ha poeticamente affermato che “La Francia è un punto ardente nella geografia del Mondo”, una frase vaga, che tuttavia riflette l’animo del governo e la posizione internazionale che l’esagono vorrebbe ottenere nella scacchiera diplomatica. Ma quanto conta oggi la Francia?
La storia di una nazione è un dato fondamentale per giudicare la sua azione e le sue scelte in politica estera, nientemeno per una civiltà come quella francese. Il periodo anteriore al 1789, fondato su una difesa a oltranza del Cattolicesimo, la fase rivoluzionaria che dettò la “Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino” e il colonialismo post-rivoluzionario hanno fortemente legato direttamente o indirettamente la Francia con il resto del mondo.
Oggi la politica estera francese sembra nostalgica del suo passato, tanto che il ministero della Difesa ha lanciato l’iniziativa di costruire a Parigi entro il 2014 una base diplomatico-militare, una sorta di “Pentagono” all’americana. Quest’iniziativa dimostra quanto la Francia vuole dire la sua sulle grandi questioni internazionali. La “primavera araba” ha indotto Sarkò ad imporsi in prima linea in modo da contrastare frontalmente il terrorismo, mentre ha deluso una parte dell’opinione pubblica a causa del blando supporto dato alla democratizzazione dei Paesi in rivolta…forse i legami con le famiglie arabe al potere erano più importanti dei principi. Sulla crisi libica, gli aerei da guerra “Rafale” hanno tuonato nei cieli di Tripoli, immediata l’iniziativa d’attacco per la “difesa” dei diritti umani… gli interessi petroliferi e geo-strategici sono venuti sicuramente dopo. È da dire che sia la destra che la sinistra hanno accolto con gioia l’attacco, abbracciando entrambe la versione della difesa dei diritti umani onusiani e la lotta contro il “totalitarismo”. L’atteggiamento verso la Siria è identico: sanzioni e minacce di intervento militare. Infine per quanto riguarda l’aggressione alla Costa d’Avorio, l’Eliseo ha agito per conto delle multinazionali francesi, al fianco di quelle anglo-americane nella rapina delle risorse del Paese. Parigi vuole ritagliarsi un ruolo di guida nella comunità internazionale e in Europa, e lo sta facendo “americanizzando” la sua politica estera, con interventi militari, come in Libia, e orchestrando colpi di Stato, vedi la Costa d’Avorio. Una politica aggressiva che per ora, almeno all’interno della Francia, sembra stia dando i suoi risultati in termini di gradimento del capo dell’Eliseo. Tuttavia le elezioni presidenziali sono ancora lontane, e un pantano libico potrebbe infastidire i francesi.
Il Sarkozy visto ultimamente, ricorda Napoleone alle porte di Mosca, non è ancora sconfitto ma gli inferi sono vicini.