«Gli Stati Uniti preferiscono risolvere la questione pacificamente attraverso la diplomazia». Così Obama nel videomessaggio di auguri agli iraniani nel giorno del “Nowruz”, il nuovo anno. È bastata questa frase per fare titolare ai quotidiani più “autorevoli” del mondo: «Obama apre all’Iran».

Questa affermazione risulta quanto meno inappropriata, se si considerano le altre dichiarazioni che sembrano assomigliare di più a delle intimidazioni: «I leader iraniani dicono che il loro programma nucleare e per la ricerca medica e per l’elettricità», ma finora, «non sono stati capaci di convincere la comunità internazionale». Il Presidente americano ha continuato: «sono serie e crescenti le preoccupazioni nel mondo per il programma nucleare iraniano, che minaccia la pace e la sicurezza nella regione e oltre».

«É giunto il momento – ha proseguito – che il governo dell’Iran intraprenda immediatamente passi significativi per ridurre la tensione e per lavorare a una soluzione a lungo termine della questione nucleare», per la quale «il mondo è unito», mentre «l’Iran è isolato». Il Presidente Usa cerca di indurre un senso di accerchiamento negli iraniani, come a porsi ambasciatore della volontà del mondo. Forse Obama non ricorda che l’unico Stato ad aver utilizzato la bomba atomica è il suo, altrimenti non si spiegherebbero certe dichiarazioni. Di certo non si tratta né del primo né dell’ultimo presidente americano che si pone a tutela della pace del mondo e mediatore per gli accordi sul nucleare.

Com’è possibile che mai si è parlato di ammissione di colpe per i crimini Usa contro Nagasaki e Hiroshima? È come se non fosse mai successo nulla, come se le colpe di alcuni fossero più importanti di quelle di altri. Bisogna dire che anche se i contenuti sembrano essere gli stessi, la forma è cambiata. Nel videomessaggio il leader della Casa Bianca è meno aggressivo e più conciliante.

Nel frattempo è in corso la prima visita del presidente statunitense a Tel Aviv. «Siamo fieri di essere vostri alleati», queste le parole rivolte a Benjamin Netanyahu. Ciò nonostante, è stato dichiarato che si tratta di un viaggio che servirà per «ascoltare» e non per intavolare trattative di pace. Tuttavia sembra strano che Mr Obama faccia un viaggio così lungo senza uno scopo predefinito. Possibile che il “saluto” agli iraniani faccia parte di una strategia più ampia?