Fonte: Rinascita

I dati ufficiali pubblicati da Eurostat e delle organizzazioni internazionali parlano chiaro sull’immigrazione in Europa: 1 milione 200mila ingressi l’anno, senza contare quelli illegali che si aggirerebbero attorno ai 500mila. Secondo un rapporto presentato al Parlamento di Bruxelles, già 47,3 milioni di extra-comunitari vivrebbero nel continente europeo (dei 27 Paesi membri), mentre la Banca Mondiale, auspica di raggiungere nel 2050 un numero pari a 80 milioni d’immigrati al fine di mantenere la popolazione attiva identica allo stato attuale.
In un contesto economico come quello odierno, sono numeri che fanno paura perfino al presidente francese Nicolas Sarkozy. Stando alle ultime dichiarazioni rilasciate questo fine settimana al comizio di Villepinte, a nord di Parigi, il capo dell’Eliseo in corsa per le presidenziali, ha dato un ultimatum all’esecutivo di Bruxelles sugli accordi di Schengen, minacciando un’imminente uscita della Francia in caso l’Ue non si dimostrerà nei prossimi 12 mesi, in grado di riprendere in mano la gestione dei flussi migratori.
La Francia è sicuramente uno dei Paesi che soffre di più il fenomeno immigratorio. Secondo gli ultimi dati registrati e pubblicati dal ministero degli Interni, nel territorio francese entrerebbero legalmente 200mila persone ogni anno, l’equivalente di una città di medie dimensioni. Nonostante fino a pochi giorni fa Nicolas Sarkozy si definiva come lo scudiero dell’Ue insieme a frau Merkel, questa virata anti-europea dimostra che i numeri sull’immigrazione non sono più sostenibili per Parigi.
“Gli accordi di Schengen non permettono più di affrontare la gravità della situazione – ha affermato durante il comizio – e vanno riformati. Bisogna pensare delle modifiche strutturali come quella che abbiamo appena realizzato per l’euro. Non possiamo lasciare la gestione dei flussi migratori nelle sole mani dei tecnocrati e dei tribunali”. Attualmente, il “Codice frontiere Schengen” prevede la possibilità di reintrodurre controlli alle frontiere interne “solamente in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna”, tuttavia dal 1985 ad oggi l’Europarlamento non hai mai consentito una “reintroduzione provvisoria”, nemmeno quando qualche mese fa, all’indomani delle rivolte nei Paesi del Magreb, migliaia di profughi avevano raggiunto clandestinamente l’isola di Lampedusa.
La commissaria europea agli Affari interni Cecilia Malmstroem ha replicato ieri agli attacchi di Nicolas Sarkozy sui trattati, “la proposta di riforma per rafforzare il sistema di valutazione, di fiducia e garantire la libera circolazione è già stata presentata a settembre dalla Commissione Europea. I negoziati sono in corso, ci sono dentro tutti gli Stati membri, ci sono progressi, ma restano ancora delle cose da sistemare”. Il capo dell’Eliseo è stato anche criticato dal ministro degli Esteri lussemburghese John Asselborn per il suo atteggiamento controverso: “Contestare, indebolire o distruggere Schengen per compiacere agli elettori del Front National è anti-europeo e populista”.
A sei settimane dalle elezioni presidenziali, Nicolas Sarkozy, ha giocato la carta del patriottismo e della sovranità nazionale. Poco credibile però, perché da cinque anni a questa parte, è sembrato più il rappresentante di Bruxelles che quello di Parigi.

Il Trattato di Schengen

Consiste nell’abolizione di tutte le frontiere interne (tra Paesi firmatari) e la sostituzione con un’unica frontiera esterna comune gestita da un’istituzione europea chiamata Frontex (il nome completo è “Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea”) che ha le competenze decisionali in materia di monitoraggio delle frontiere marittime e terrestri.
Frontex, creata nel 2005 – tardi se si considera che lo spazio Schengen è stato siglato nel 1985 – si è dimostrata costosa e inefficace.