È tempo di elezioni in Europa. Dopo le votazioni in Spagna e in Russia, questa volta è l’Eliseo a doversi ridisegnare. Ma le presidenziali francesi faticano ad entusiasmare gli elettori malgrado la candidatura di alcuni volti nuovi. L’apatia di questi giorni di campagna elettorale certifica il dissenso crescente dei francesi contro un sistema, “l’Umps” (la destra, l’Ump, e la sinistra, il Ps), che s’incammina verso la sua dissoluzione.

Tanti sono i candidati che si dicono portatori di un “progetto nuovo perla Francia”, dal centrista François Bayrou (Modem), allo pseudo-insurrezionalista Jean Luc Mélenchon (Parti de Gauche), dal neo-gollista Nicolas Dupont-Aignan (DeboutLa République), alla presidentessa del Fronte Nazionale, Marine Le Pen. Tuttavia, se i primi due esponenti sono in fin dei conti considerati dei finti candidati anti-sistema, dato che hanno entrambi ricoperto cariche istituzionali negli anni passati – come ministri, senatori o deputati – gli altri due possono dirsi in qualche modo resistenti alla tirannia dell’Umps. Se fino a pochi anni fa il Fronte Nazionale, fondato da Jean Marie Le Pen negli anni Settanta, era stata l’unica vera forza di opposizione popolare non essendo mai sceso a compromessi politici e istituzionali con i vecchi governi, adesso a fare muro c’è anche il partito neo-gollista Déboutla Républiqueideato e presidiato da Nicolas Dupont-Aignan.

I guardiani della “pensée unique” l’hanno voluto oscurare in tutti modi. Da una parte perché propone le stesse soluzioni politiche per uscire dalla crisi economica e sociale  di Marine Le Pen, candidata del Front National, e dall’altra perché Nicolas Dupont-Aignan è un dissidente dell’Union pour un Mouvement Populaire, il partito dell’attuale capo dell’Eliseo, Nicolas Sarkozy. Attualmente, il leader di Deboutla Républiqueha un seggio al Parlamento con l’Ump, nonostante abbia abbandonato la destra liberale sei anni fa. Il 28 novembre del 2004 era candidato per la presidenza dell’Ump, contro Nicolas Sarkozy e Chrisitine Boutin, ma ne uscì sconfitto ottenendo il 9,7 per cento dei voti. Nel 2005, la maggioranza dei parlamentari si schiera a favore del Trattato di Lisbona, innescando la campagna referendaria per votare “si” alla Costituzione Europea (che alla fine sarà bocciata dai francesi). Iniziano allora le prime fratture. Nicolas Dupont-Aignan accusa l’Ump di aver tradito i valori gollisti, ed è costretto a lasciare. Decide infine di camminare con le sue gambe, e nel 2007 fonda il suo movimento politico Deboutla Républiquee oggi, nel 2012 è in corsa per l’Eliseo. Boicottato dai media ha tenuto duro e, se fino a ieri era un perfetto sconosciuto, il suo partito sale sempre di più nelle intenzioni di voto dei francesi. Alcuni sondaggi lo accreditano addirittura al 5 per cento.

Il suo programma elettorale si articola fondamentalmente su due punti focali, ovvero la riconquista della sovranità nazionale attraverso la rinegoziazione dei trattati che reggono la comunità europea e la nazionalizzazione della Banca di Francia. Nicolas Dupont-Aignan sostiene che “l’Unione Europea sia una istituzione illegittima, che opera contro i popoli, sino a imporre personalità politiche non elette democraticamente”. Mentre nel suo trattato contro l’euro, intitolato “L’arnaque du siècle” (L’inganno del secolo), il leader neo-gollista spiega come la moneta unica sia l’artefice dell’esplosione dei debiti pubblici europei, poiché secondo l’articolo 123 del Trattato di Lisbona, ripreso dall’articolo 104 del Trattato di Maastricht, gli Stati non possono più richiedere prestiti presso la loro Banca Centrale (con tassi d’interesse a 0 per cento o a poco più), ma devono fare domanda presso le banche private (i cosiddetti mercati finanziari) mediante tassi d’interesse colossali. Di conseguenza le politiche sociali e gli investimenti si estinguono, a discapito di una politica di risanamento del debito pubblico. Infatti nel saggio Dupont-Aignan spiega come un ritorno al franco ridurrebbe il deficit statale, rilanciando allo stesso tempo le politiche sociali e di conseguenza combattendo le delocalizzazioni, il declino demografico e le privatizzazioni. Non a caso Nicolas Dupont-Aignan ha recentemente attaccato in un discorso all’Assemblea Nazionale “l’eurorapina” architettata da Bruxelles, chiamata “Esm”, il cosiddetto Fondo Salva-Stati che ha come obiettivo quello di usurpare qualsiasi libertà e sovranità dei popoli e delle nazioni europee.