Ibra dice no al Psg”; “Gerry Scotti l’anti-Grillo”. Recenti titoli di un noto giornale italiano.
Ho scelto di riportare queste frasi, perché leggendole mi sembravano antiche, troppo antiche. Mi si sono presentate come un fantasma d’altri tempi, come un eco di una realtà vissuta non so quando. Ma non mi sono spaventato. Né si sono impossessate della mia mente. Perché già lo avevano fatto.

C’est une Révolte?” “Non, Sire, c’est une révolution”. Fu questo il, breve ma intenso, dialogo fra Luigi XVI e il duca di Liancourt alla notizia della caduta della Bastiglia, nel famoso 14 luglio 1789.

Ho scelto di riportare queste due frasi, perché leggendole mi sembravano antiche, troppo antiche. Mi si sono presentate come fantasmi d’altri tempi, come echi di un’altra età, di un altro mondo. E mi sono spaventato. Terribili si sono impossessate della mia mente, rendendomi chiaro di quanto queste (“rivolta” e “rivoluzione”) fossero state da me dimenticate, erranti nel mio subconscio più remoto. E nuovamente mi sono spaventato.

Passivo. Io sono stato. Io sono stato posseduto. Noi siamo stati posseduti. Noi siamo posseduti. Noi siamo posseduti da noi stessi.

E luce fu. Anni, decenni dell’umanità svaniti. Pci, Pd, P2, P3, Amato, Fini, Dc, An. Messi, Bin Laden, Pdl. #occupy, Nasdaq, Facebook, Wallstreet. Votazioni.

E il Fascismo? E la Resistenza? L’”autunno caldo”, gli anni di piombo, Genova? No. Loro no. Nobili o non nobili, alti o bassi: fummo noi. Coscienti di noi.
Ora? Votiamo. Votiamo e votiamo. Chi? Noi non-stessi. Rappresentazioni di Stato. Rappresentazioni volute di Stato. Rappresentazioni abusate dallo Stato.

E quindi? Forconi? No: Cervello. Rivoluzione morale prima di rivoluzione materiale. Autodistruggiamoci intimamente. Da soli. A casa. Per ora.