Giovenale resterebbe sorpreso nello scoprire quanto, al giorno d’oggi, le sue satire nate per descrivere con sagacia la Roma imperiale dilaniata dalla corruzione, risultino tremendamente attuali nell’Italia della…..Scusate lettori ma ho perso il conto, in quale Repubblica ci troviamo? Prima, seconda, decima?

Ciò che stupisce maggiormente è il ruolo del silenzio. Il silenzio dell’informazione, il silenzio sulla realtà effettiva dei fatti, e soprattutto il silenzio sulle responsabilità. Decadenza di Berlusconi, congresso del Pd, Imu sulla prima casa, Imu sulla casa al mare; ma di ciò che ad oggi, insieme a quello della Banca Romana in epoca giolittiana e a quello più recente del Banco Ambrosiano, è annoverato come uno degli scandali bancari più gravi della storia del nostro paese, non se ne parla più. Che fine ha fatto la Mps?

Eppure certi numeri è difficile nasconderli, soprattutto fra le sottili righe dei rotocalchi: 380 milioni netti di perdite dopo 1 anno di piano di risanamento, perdita sul valore nominale dei titoli dell’istituto senese pari al 95% dal 2007 ad oggi, dai 4 euro di un tempo ai 0,22 dei nostri giorni. Non sembra capace di spezzare il silenzio nemmeno la notizia della decisione presa dal neo Presidente della Mps Alessandro Profumo, di abolire il limite del 4% alla partecipazione privata nella gestione dell’istituto, di fatto rendendo possibile per chiunque abbia abbastanza capitale avere un ruolo di leadership nel Cda. Capitale straniero incluso, ovviamente.

Quando poi si parla di responsabilità e del perché tutto questo sia potuto accadere in Italia, un paese dell’Eurozona, con la Bce pronta a bacchettarci per ogni sgarro, l’opinione pubblica spezza il silenzio pronunciando ad alta voce i nomi dei capri espiatori alla quale addossare completamente tutte le colpe sull’accaduto. E’ bastato scegliere i nomi di due antagonisti, l’ex Presidente della banca Giuseppe Mussari e l’ex Direttore Generale Antonio Vigni, metterli in prima pagina con accanto parole malvagie quali derivati, strumenti finanziari e finanza speculativa, ed ecco a voi una storia, con i cattivi che vengono arrestati ed i buoni, noi contribuenti, che salviamo la banca con 4 mld di euro.

Ma aspettate, questa non è una favola. Nel mondo delle favole non esiste un sistema di controllo incrociato per le attività creditizie. In Italia si, e questo doppio controllo dovrebbe essere esercitato dalla Consob e da Bankitalia. E’ il 24 Gennaio 2013, l’ex Ministro dell’economia Vittorio Grilli tuona così sullo scandalo Mps ““La situazione di Mps non è una novità, non è un fulmine a ciel sereno. Conoscevamo le sue problematicità già da un anno. Non ho evidenza di problemi in altre banche. Sui controlli dico solo che sono di competenza di Banca d’Italia”. Senza dilettarci nella italica disciplina dello “scarico dei barili”, perché il controllo di Bankitalia non è avvenuto e solo la Codacons (Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori) sembra essersi accorta di una tale omissione? Io non ho sentito di vertici di Bankitalia messi sotto accusa o semplicemente messi in discussione. E qui non stiamo parlando di cifre modiche che possono scappare alla vista di un commercialista distratto, stiamo parlando dell’acquisto di Anton Veneta a prezzi che apparirebbero gonfiati perfino in periodi di iperinflazione.

E la Consob? La Consob sapeva tutto già a Settembre 2012, e cosa fa? Emana l’8 Marzo un regolamento ad hoc per redigere nel bilancio le operazioni poste in essere fra la Mps e la Nomura (operazioni non certo limpide), senza però citare i nomi dei diretti interessati. In poche parole emana un documento nella quale vi sono le istruzioni per formalizzare le operazioni speculative della Mps. Ma la Consob è un organo di controllo, o un organo di “via libera? Per fortuna, Federconsumatori e Cgil hanno presentato una richiesta di risarcimento al Tribunale Civile di Roma per la mancata vigilanza da parte dell’autorità amministrativa indipendente.

Ma dall’alto nessuno ha la minima intenzione di fare tremare le sedie a coloro che dovevano controllare, ma non hanno controllato. Sempre dall’alto, per il ruolo di Presidente della Mps è stato nominato Profumo che secondo la stessa Consob (ci sarà da fidarsi?) era al corrente delle operazioni della Mps durante la gestione Mussari, e avrebbe rilasciato dichiarazioni omissive con l’intento di ostacolare il controllo sulla banca. Nel  frattempo i soldi destinati alla ricapitalizzazione dell’istituto senese equivalgono al gettito Imu. Altro che tabacchi e scommesse, la soluzione per l’abolizione della tassa più impopolare degli ultimi anni è sotto gli occhi di tutti, ma al tempo stesso sotto gli occhi di nessuno.

E’ estremamente arduo e impegnativo voler credere che le responsabilità dello scandalo Mps siano circoscritte al suo ex Cda. La responsabilità pubblica è palese, ma occultata. “Chi sorveglierà gli stessi sorveglianti?”. Mio caro Giovenale, sono convinto che al giorno d’oggi saresti un best seller.