E’ bene ricordare, financo risultare ripetitivi, chi detiene il duopolio della televisione italiana: Berlusconi con Mediaset e i partiti di governo – qualunque esso sia (appartenente al sistema) – con la Rai. Per quel che riguarda il primo vi è poco da aggiungere, mentre per il secondo si attua un meccanismo corruttivo, ricattatorio, e di vile compromesso che vede l’intrecciarsi di ruoli, per antonomasia non sovrapponibili, del giornalismo e dell’informazione con la politica. Ciò non riguarda l’opinione, bensì i fatti. Giornalisti come Santoro, Gruber, Sassoli, Minzolini hanno lavorato in Rai e sono successivamente scesi in politica. La dimostrazione di tale struttura si è poi palesemente manifestata con l’avvento nelle istituzioni del M5S. Quest’ultimo nasce in Rete e in netta rottura, e per contenuti e per forma, con lo schema mediatico. Proprio per ciò, dalla sua entrata nelle istituzioni, ha tentato di alienarsi da quel sistema puntando sul web e sui meet-up (presenza sul territorio); ha cercato a parole di risvegliare lo “spirito civile”, l’attivo; proclama la libertà di informazione e quindi la partecipazione, solcando la netta contrapposizione all’abbrutimento psicosociologico propugnato dalla televisione.

Fin qui nulla da eccepire, il problema è che per governare, per sovvertire il potere, non basta prendere tanti voti, ne necessita una quantità superiore alle forze contenditrici, e la televisione conta milioni di telespettatori. E’ da qui che nel M5S, nascono le “contraddizioni” sull’utilizzo o meno del medium di massa. I pentastellati, dopo l’inizio confusionario, si sono resi conto della potenza di tale strumento e hanno provato ad entrarvici in punta di piedi. Il risultato delle europee, causato da svariati fattori, ha comunque dimostrato che tale strumento non ha né accresciuto nè aiutato il progetto: perchè? Perchè la televisione strumentalizza, contorce le diversità in estremizzazioni, pone ogni dibattito su punti di vista (più o meno faziosi a seconda dei casi), che comunque rimangono tali; immette in un flusso alienante tutto ciò che vi ci entra, per cui tutto può essere vero o meno, legittimo o meno, assurdo o ipocrita non importa, poiché nulla è supportato da fatti, e se qualcosa ne è sostenuto viene immediatamente fagocitato dal flusso.

Muta il dissenso, mistifica la realtà, cura, accarezza l’apparenza, il “bello”, ignora la sostanza. Il conduttore e la regia in tale giogo di potere sono i burattinai che regolano e plasmano l’invenire delle trasmissioni a proprio piacimento – per entrare nel pratico e non restare nel teorico – esemplificando; per smorzare una tesi, un’affermazione, magari supportata da fatti concreti, che si contrappone al sistema, basta chiamare “il tassativo” della pubblicità, o il servizio del giornalista. Ecco che l’attenzione si trasforma in confusione! Quanti milioni di italiani, ancora oggi, dicono: “sono tutti uguali”? Questo strumento è divenuto organismo vero e proprio, ha le sue regole i suoi rapporti di forza, immodificabili. Se si pensa al fatto che solo per partecipare ai miseri Talk Show, i pentastellati si sono dovuti prostrare a prove di comunicazione, corsi, ecc. s’intuisce l’acutezza diabolica di tale mezzo.

Le strategie politiche-comunicative (che non appartengono, per natura, al M5S) e le possibilità d’azione sono svariate; più visibilità o meno, cernita dei programmi ai quali partecipare, modo di comunicare: più deciso o meno aggressivo. Il fatto però è che nel complesso è una macchina che non può essere fermata, la sua struttura, da chi controlla a chi esegue, è questa, e non può essere sovvertita sennonché in via legislativa, oggi, dunque, impossibile. Se si possono qui sollevare consigli, sarebbe opportuno, dopo la “prova dei fatti” osservata, puntare sulla struttura orizzontale della Rete, organizzare da oggi in guisa tale che non scaturisca in demagogia e confusione anch’essa; abbandonare (relativamente) il mezzo del Potere. Fissarla come mezzo interattivo, immediato, diretto, per l’aggregazione di gruppi, poi riscontrabili fisicamente, “sul territorio”. Strutturare la successione Rete-meetup-territorio in maniera pensata, stabile e costante. Usare questo nuovo strumento di comunicazione come semplice Mezzo sarebbe una rivoluzione ottenendo così l’espansione delle idee e dell’informazione libera come mezzo d’azione contropotere e, al tempo stesso, frenando la potenziale deriva fanatista della Rete.