C’è ora in Italia un movimento che parla con toni forti e senza nessuna concessione alle etichette di sovranità popolare e di rivoluzione, che si propone di abbattere la casta politica ed i suoi privilegi, di ‘aprire il Parlamento come una scatoletta’, di schifare gli accordi con i partiti e di puntare al 100% dei consensi, di non essere né di destra né di sinistra e che dialoga anche con i più politicamente scorretti. Su queste basi prende un clamoroso 25,5% dei suffragi alla Camera e il 23,79% al Senato alle ultime elezioni politiche, le prime alle quali si sia mai presentato a livello nazionale.
Eppure non scalda il cuore. Già, perché?
Forse perché il sogno comune del militante e del votante del M5S (perché è di questo che sto parlando) è la sparizione dei ladri e dei corrotti dai luoghi del potere, una più equa ripartizione delle ricchezze e ‘la riduzione dei costi della politica’ e magari un’efficienza burocratica da parte della macchina dello Stato, ovviamente realizzabile attraverso l’uso del web (visto come panacea di ogni male). Non molto altro, mi pare. Vista così più che una rivoluzione sembra più l’operato di un ragioniere che rimette in ordine una scrivania a soqquadro. Capiamoci: il M5S è oggettivamente un successo della comunicazione politica ed è di sicuro molto meno allineato ai dettami del pensiero unico rispetto a tutti i gruppi politici che siedono in Parlamento e il populismo di Beppe Grillo è genuinamente positivo (quindi paiono davvero futili e ipocrite le critiche di tutti quelli che le fanno solo perché non è toccato a loro stare al posto dei grillini); tuttavia manca qualcosa. O la guida di una nazione deve sul serio ridursi ai conti in pareggio e alle strade senza buche? Dov’è l’idea-forza, la scintilla che fa stare in piedi la notte della vigilia del cambiamento, in altre parole il mito mobilitante? In effetti, a scavare bene e a leggere certi segni qualcosa si trova. Qualcosa che però non è patrimonio ideale comune dei supporters del M5S ma aleggia a livello d’elite (Casaleggio & C.): in un futuro non lontanissimo, il pianeta sarà unificato, pacificato e liberato, amministrato da un governo mondiale eletto ovviamente via web, e saranno scomparse ideologie, religioni e conflitti di ogni sorta. Il mondialismo compiuto e la fine della storia, insomma, leggi qui.
Recentemente nel Regno Unito è uscita la seconda serie di Black Mirror, serie tv prodotta da Charlie Brooker che tratta dei rapporti, sempre più problematici ed inquietanti tra la tecnologia e l’uomo. Per farla breve, nella terza puntata della nuova serie si parla di un personaggio computerizzato (l’orsetto Waldo) animato da un comico satirico che prende in giro i politici inglesi entrando nei cuori della gente comune e impazzando sul web. Alla fine si presenta alle elezioni e raccoglie un successo straordinario, arrivando secondo. Ma ormai è stato provato che il meccanismo funziona e gli ideatori vengono avvicinati da un oscuro personaggio che gli propone di passare al progetto in grande scala… Come finisce? Waldo diventa un prodotto utilizzabile in ogni parte del globo, per rottamare la vecchia politica e passare ad una iperdemocrazia totalmente connessa alla rete. Il comico che l’aveva creato, divenuto un ‘barbone’, (ci sono ancora i barboni, già…) che alla fine della trama insorge contro il totem di Waldo sarà immancabilmente massacrato dai poliziotti (yes, ci sono ancora pure loro…), mentre il nostro orsetto blu lo inviterà a farsi quattro risate con mossette buffe.
Ovviamente è solo una serie televisiva e come detto molto spesso le critiche al Movimento di Grillo sono pretestuose e nascondono posizioni ben peggiori e liberticide di quelle professate dai grillini. E’ anche altrettanto vero che la larghissima parte dei suoi voti sono arrivati da gente esasperata ed umiliata che se ne frega della rete, del web e vuole solo veder sparire per sempre gli attuali protagonisti della farsa spacciata per politica, e magari è questo il punto: incanalare propositi veri e sentiti per scopi quantomeno nebulosi ed ambigui… Ma posto che ormai anche questo treno è passato e che non è probabilmente la casa ideale per le sensibilità non conformi e non avvezze alle storie già scritte e lineari, invece di passare il 99% a fare le pulci al M5S e a tirargli palle di sabbia non sarebbe forse il caso di fare come suggeriva Zarathustra al folle detto ‘la scimmia di Zarathustra’? Ovvero “là dove non si può più amare (in questo caso odiare) , là si deve passare oltre”.