Fonte: Rinascita

La crisi economica che affligge la Grecia non è più sopportabile per la popolazione, le manifestazioni simboleggianti indignazione e intransigenza sono ormai all’ordine del giorno.
Inutile sembrerebbe protestare alle porte del Parlamento di Atene, poiché a decidere le sorti del Paese sono i signori della finanza, i tecnocrati di Bruxelles e le banche private. Questa volta però il disastro spaventa anche i non ellenici, infatti la società Moody’s, agenzia di rating che esegue ricerche finanziarie e analisi su governati statali, ha dato l’allarme alla Francia.
Tre, sono le banche dichiarate a rischio a causa della loro esposizione alla Grecia, di fatto la loro notazione è stata messa sotto sorveglianza. Un esposizione dovuta principalmente ai prestiti fatti al settore privato e alla detenzione di titoli di Stato del debito greco. BNP Paribas, Crédit Agricole e Société Génerale (le banche più importanti di Francia) devono adesso serrare i ranghi e prepararsi ad un eventuale impatto frontale. Moody’s spiega che le esposizioni dovute alla crisi greca sono di carattere diverso: Credit Agricole, il cui rating è stabilito dall’agenzia in “Aa1 – high grade” (secondo più alto a lungo termine) soffre a causa della filiale bancaria greca Emporiki, di conseguenza rischia sul settore privato.
Mentre per BNP Paribas e Société Génerale la faccenda concerne il portafoglio di titoli di Stato greci; entrambe quindi si situano al gradino inferiore nella scala di Moody’s, vale a dire “Aa2-high grade”. Rispettivamente le due banche posseggono 5 e 2,5 miliardi di euro dei titoli statali (contro i soli 600 milioni del Crédit Agricole). Una situazione alquanto pericolosa, che ha già spavento i contribuenti francesi, ma che il governo ha minimizzato spiegando che “le banche francesi sono esposte in Grecia e legate all’economia greca, sono perfettamente pubbliche e trasparenti, tuttavia il settore bancario francese non è esposto quanto quello tedesco”. Questa volta il motto unione-europeistico non sembra coincidere con il “tutti per uno”, ma piuttosto con “l’uno per tutti”, poiché il salvataggio greco implica una agitazione nei Paesi possessori del debito pubblico di Atene.
Ancora una volta, i Paesi membri devono affrettarsi negli aiuti finanziari e trovare un accordo per impedire il fallimento del Paese ellenico. L’eurozona spaventa tutti, forse è meglio che questo incubo finisca con il suo smantellamento.