Fonte: Rinascita

Onorevole Zipponi qual è il suo parere sulla politica del governo di Mario Monti?
Il bilancio è sicuramente negativo. Da quando Mario Monti governa a pagare sono stati soprattutto i lavoratori ed i pensionati. Questo nonostante il sistema previdenziale italiano fosse in equilibrio sino al 2050. Questo non lo dico io ma importanti economisti di tutti gli schieramenti. Le pensioni sono state usate solo per fare cassa. Non sappiamo più nulla delle tante chiacchiere che si sono fatte sul taglio delle Province o sulla riduzione delle auto blu, la tanto sbandierata “politica del buon esempio” è finita nel dimenticatoio. L’aumento indiscriminato della pressione fiscale non può poi essere accolto con favore. Famiglie ed imprese sono al collasso.
Veniamo ora alla proposta di modifica del cosiddetto mercato del lavoro…
Questa riforma non aggiunge nulla per quanto riguarda il sistema del welfare. Anzi, tutte le storture prodotte dal lavoro precario non saranno riviste minimamente. Una condizione odiosa che finisce per mettere una seria ipoteca sul futuro di tantissimi giovani lavoratori.

Ritenete comunque che un ritocco della normativa esistente sia necessario?
Noi non siamo di fronte ad una riforma, siamo di fronte ad un’attività di demolizione dello stato sociale. Riteniamo che sia necessario favorire le “assunzioni facili” non permettere agli imprenditori di licenziare indiscriminatamente. Questo sarebbe possibile mettendo in campo una politica di sgravi per quelle aziende interessate alle assunzioni a tempo indeterminato. Il governo sembra però di diverso avviso. Pensiamo poi ad una modifica degli ammortizzatori sociali per evitare che si creino vuoti contributi e retributivi nella vita dei lavoratori. Dobbiamo ridisegnare il sistema di welfare, questo intento però non ha nulla a che spartire con i licenziamenti facili previsti dal governo.

Come si comporterà l’Idv quando le Camere saranno chiamate a discutere questo disegno di legge? Ci sarà il Vietnam promesso da Di Pietro?
Utilizzeremo tutti gli strumenti concessi dai regolamenti. Noi vogliamo evitare che si realizzi un ritorno al Medioevo, i lavoratori non possono essere considerati merce. Siamo un partito di ispirazione liberale, per questo abbiamo ben presente come la legge serva a prevedere un sistema di pesi e contrappesi. Monti sta invece demolendo anche i principi liberali, aumentando il peso dei poteri forti e dell’economia speculativa.

Negli scorsi giorni avete proposto di modificare l’approccio all’articolo 18 dello Statuto…
La nostra preoccupazione è relativa ai tempi necessari per arrivare ad una sentenza definitiva su un licenziamento. Noi abbiamo quindi suggerito di estendere il contenuto dell’articolo 28 dello Statuto, quello che reprime la condotta antisindacale, alle impugnazioni del licenziamento. In questo modo si potrebbe arrivare a sentenza e reintegro anche in un mese e mezzo.

Lei ha dichiarato di essere contrario allo scorporo di Snam da Eni. Ci spieghi la sua posizione…
Oggi Eni è proprietaria della filiera del gas tramite la controllata Snam. Eni non permette l’ingresso di altri importatori sul mercato italiano. Questo governo ha pensato però di consegnare la rete italiana al mercato. Questo vuol dire esporre le nostre infrastrutture agli appetiti delle grandi multinazionali. Noi vogliamo che si crei la concorrenza ma questo non può avvenire lasciando campo aperto al mercato. Non riesco a capire perché si debba svendere questo gioiello creato a suo tempo da Enrico Mattei. Noi dobbiamo difendere Snam per diventare protagonisti sui mercati europei. Metterla sul mercato senza un piano dettagliato ed una politica industriale sarà deleterio.

Vigilerete anche sulle eventuali cessioni delle controllate dal Tesoro?
In Italia ci sono dei gruppi di pressione stranieri che stanno cercando di mettere le mani su importanti realtà industriali controllate dal pubblico, la Snam è una di queste. Ho l’impressione che si voglia trasformare il Paese in un grande supermercato pronto a soddisfare i più vari interessi. Questo ci deve spingere a rivedere la governance delle controllate, magari ripensando il peso dei partiti. Dobbiamo affidare queste società fondamentali per la nostra economia a dirigenti capaci e meritevoli.