Se l’Eurozona presenta molteplici e differenti situazioni circa l’indice di disoccupazione (u) – tra la Germania al 7,4% e la Grecia al 11 % – si comprende facilmente come mai sia la stessa Germania a guidare la Conferenza sull’occupazione di Berlino 2013. Del resto, l’occupazione e il livello dei prezzi sono due dei fattori che preoccupano maggiormente da una parte i governi degli Stati membri, dall’altra la BCE i quali, in sinergia continua attraverso Commissione  e Consiglio dell’UE, mettono in campo – in modo parziale più che totale – le misure via via necessarie.

Interessante a questo riguardo sono i nuovi sviluppi che trapelano per far fronte ad un problema come la disoccupazione giovanile, forse un dramma all’interno del dramma più che un pericolo atteso. La misura maggiormente attesa e sponsorizzata dalla Germania è il cd dual system del lavoro, vale a dire un affiancamento – dopo la scuola dell’obbligo – tra studio e lavoro per permettere a tutte le categorie di studenti di aver un approdo nel mondo del lavoro più sicuro e soprattutto più celere ed accessibile. Se tuttavia non mancano le critiche (infatti, per le professioni più qualificate non è realizzabile di iniziare a lavorare intorno ai 16 anni, termine della scuola dell’obbligo), la proposta sembra piacere al consesso deli Stati membri, dati anche i successi avuti nel momento di sua maggiore applicazione nel 1969. Secondo i tecnocrati dell’eurozona, questo sistema riesce a tener bassa la disoccupazione giovanile.

Del resto, se le politiche monetarie o fiscali poco riescono ad influire nel rapporto tra inflazione e occupazione, è necessario affiancare a questa proposta altri modelli ipotetici, e sarebbe cosa molto proficua se essi potessero provenire dai Paesi che, entro l’eurozona, hanno voce sempre più piccola e sono in situazioni sempre più difficili, come i Paesi dell’area mediterranea e da ultimo, la Croazia.

Non caso, infatti, la realizzazione della maggior parte di progetti è rivolta verso regioni “del Nord Europa, fino al Nord Est” come dichiarato da W.Heichost, direttore del centro studi sul lavoro della Repubblica federale tedesca. In un Europa ove tutti i Paesi del Nord, dalla Danimarca ai Paesi scandinavi, hanno adottato questo modello, sarebbe d’uopo estenderlo anche a quelli maggiormente più in diffcoltà.
Un ragionamento basato su queste ipotesi è ovvio che non tiene in considerazione come l’area mediterranea necessità di sua ricette proprie e non di quelle importate da Paesi che, geograficamente, socialmente, economicamente e politicamente sono estremamente differenti.

Non quindi importazione, ma ricerca, crescita e concorrenza paritaria.