Come annunciato dal Consiglio d’Europa lo scorso maggio, Georgia e Moldavia hanno firmato l’accordo di stabilizzazione ed associazione (ASA), il primo passo in vista dell’ingresso nell’Unione Europea. L’accordo è stato concluso di tutta fretta, nella speranza di poter scongiurare ulteriori rivendicazioni di indipendenza da parte delle minoranze, preservando in tal modo la sovranità territoriale dei paesi aderenti, a tutto vantaggio dell’Unione Europea e del suo processo di integrazione. Tra le minoranze che generano dei grattacapi agli euroburocrati spicca quella turcofona di Moldavia, i Gagauzi, che godendo di larghe misure di autonomia, considerano la propria terra alla stregua di “una nave attraccata al porto della sovranità moldava”. Non si tratta di una lettura omerica di una situazione giuridica ma di una condizione reale, riconosciuta dalla stessa Costituzione moldava; venisse a mancare la sovranità della Moldavia, e questo è nelle logiche del processo dell’integrazione europea, la Gagauzia avrebbe diritto all’indipendenza. Ne abbiamo scritto nei mesi scorsi, vedendo nella Gagauzia una possibile scheggia russa nel corpo della UE.

Orbene, i leader di Moldavia e Georgia, insieme all’Ucraina, sembrano voler firmare qualsiasi cosa venga loro posto sul tavolo. In essi vive uno strano furore, uno zelo certamente non condiviso da Marine Le Pen e dai disoccupati di mezza Europa. E’ lo stesso furore sudaticcio di un Ugo Fantozzi intento nell’atto di firmare delle cambiali. Ma la Gagauzia resiste e non può non guadagnarsi, da parte nostra, quote crescenti di simpatia. Nel corso della visita di una delegazione del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa, svoltasi lo scorso 1 luglio, il governatore della Gagauzia Formuzal ha gentilmente ringraziato gli ospiti per la loro attenzione per l’autonomia e per la visita. Non rassegnandosi a recitare la parte del sorvegliato speciale, ha poi espresso fiducia, in vista di nuove future occasioni, “per coinvolgere il Congresso in seminari e tavole rotonde internazionali”. I membri della delegazione, a loro volta, hanno sottolineato il proprio interesse “a studiare la situazione in Gagauzia”, accogliendo con favore “l’opportunità di imparare di più in relazione alla sua autonomia e circa le prospettive di cooperazione e le relazioni con le autorità”. Il che fa presagire il futuro potenziamento delle politiche di influenza UE, già in atto nella regione attraverso l’azione del governo centrale e vari enti filantropici internazionali.

Cionnonostante, la Gagauzia continua a stupire per estro e fantasia. Zona dedita principalmente alla viticoltura, il cui export si rivolge principalmente verso la Russia, il 3-4 luglio scorso ha ospitato il primo Forum del Mar Nero per la vinificazione. Con buona pace dei Romano Prodi locali, decisi ad attuare al più presto le politiche agricole della UE. Il Forum ha riunito produttori e consumatori provenienti da tutta la regione del Mar Nero, mentre gli ospiti internazionali della manifestazione sono stati i maggiori fornitori e produttori di vino di Moldavia e Gagauzia, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia e Russia. Per una volta, di nuovo insieme, nell’ottica di una cooperazione all’interno dello spazio post-sovietico. Visite alle migliori cantine, esposizioni e degustazioni si sono svolte intorno ad un tavolo che scotta: nel corso del Forum, enologi ed analisti economici si sono confrontati sul tema più spinoso: “Problemi e prospettive del vino dopo la firma dell’accordo di associazione con l’UE e la creazione dell’Unione Economica Eurasiatica”. E chissà che un giorno, è il caso di dirlo, possa finire tutto a tarallucci e vino.