Mentre l’amministrazione Obama continua a tacere sugli avvenimenti riguardanti l’uccisione dell’ambasciatore americano Christopher Stevens a Bengasi nel mese di settembre, al-Qaeda non ha perso tempo nel tentativo di stabilire un nuovo punto d’appoggio nella Libia del post-Gheddafi.Nelle ultime settimane, i funzionari dell’intelligence americano, dicono di aver individuato un aumento dell’attività di al-Qaeda, che come organizzazione terroristica,  cerca di creare una nuova generazione di affiliati islamici in Libia. Tale organizzazione ha sempre basato il suo reclutamento terroristico negli stati islamici che hanno o hanno avuto una crisi politica e sociale, a cominciare con l’Afghanistan alla fine del 1990. Più di recente ha stabilito feudi in Somalia, Yemen e nel nord del Mali, senza tralasciare il fatto che stia cercando di approfittare delle turbolenze politiche in Iraq, Siria e Giordania. Ora il gruppo terroristico sta lavorando per sfruttare l’illegalità endemica in Libia, dove circa 1700 gruppi armati sono emersi in seguito al rovesciamento del regime di Gheddafi lo scorso anno.  Fino ad oggi il gruppo maggiormente organizzato è la milizia Ansar al-Sharia, la cellula terroristica salafita sospettata di aver organizzato l’attacco al consolato americano che ha ucciso Stevens e tre altri americani. I leader di Al-Qaeda sono anche alla ricerca di un’alleanza con la Brigata dei Martiri di Abu Salim, milizia islamista fondata da ex prigionieri del vecchio regime nella famigerata prigione di Abu Salim, e nel Maghreb Islamico (AQIM), il braccio nordafricano del terrorismo. Le maggiori agenzie di intelligence americane dicono che i leader AQIM hanno viaggiato regolarmente per tutte le città del deserto di Ghat nel sud-ovest della Libia, vicino al confine con il Niger, dove hanno avuto una serie di incontri con gruppi islamici libici. Tutto questo dovrebbe far capire come e in che misura l’attacco al consolato di Bengasi non sia stato una semplice rivolta sfociata in tragedia.

Non è ancora chiaro se al-Qaeda abbia avuto un ruolo specifico nel l’attacco al consolato americano a Bengasi, anche se gli investigatori della CIA stanno attivamente esaminando la possibilità che il gruppo terroristico abbia lavorato con Ansar al-Sharia in fase di pianificazione.Ma finora Barack Obama ha mostrato poco interesse per tutto questo, evidentemente sperando che le autorità libiche intraprendessero un’azione appropriata per conto proprio per punire i responsabili. In effetti, la principale preoccupazione del presidente degli Stati Uniti, nella vicenda Bengasi, sembra quella di difendere la sua amministrazione dalle accuse piuttosto che andare fino in fondo alla questione. Problema calcolato piuttosto accuratamente onde evitare ripercussioni in piena campagna elettorale. Più in generale, l’approccio distaccato di Obama per l’indagine di Bengasi è in linea con la sua strategia “light” per affrontare le sfide alla sicurezza  mosse da Al-Qaeda.  Piuttosto che fornire una leadership forte di se stesso, preferisce delegare la responsabilità ad altri politici, anche quando i loro interessi sono in contrasto con gli interessi americani. Ma in assenza di una forte leadership americana, gruppi jihadisti come al-Qaeda si sono dimostrati più che disposti a riempire il vuoto politico. Il Governo di coalizione del primo ministro libico Ali Zidan ha lavorato sodo per stabilizzare il paese da quando la NATO ha lasciato il Paese, ma i suoi sforzi sono stati attivamente compromessi da al-Qaeda ed i suoi affiliati.

I funzionari dei servizi segreti occidentali dicono che lo scopo principale di  al-Qaeda in Libia è quello di ottenere l’accesso alle centinaia di missili anti-aerei di fabbricazione russa che sono stati sequestrati dalle forze varie ribelli durante la caduta di Gheddafi, lo scorso anno.  In cambio di munizioni, i leader di al-Qaeda stanno offrendo formazione e finanziamenti per i loro fratelli islamici, promettendo di renderli più efficaci nel fronteggiare le milizie rivali e gruppi di opposizione in Libia. Questo aumento delle attività terroristiche in Libia certamente è in disaccordo con le recenti dichiarazioni di Jeh Johnson, consigliere generale del Pentagono, il quale afferma che  l’America sta raggiungendo il “punto di svolta” nella sua guerra con Al-Qaeda.  Dati i recenti avvenimenti nel mondo arabo, la valutazione del signor Johnson sembra più un pio desiderio che una valutazione razionale. L’Europa? Non pervenuta.