Principio di qualunque stato democratico moderno è la libertà dell’individuo di esprimere la propria personalità nelle diverse forme previste dalla legge.
A maggior ragione, in quei Paesi dove l’Ordinamento si basa su un importante testo costituzionale, la libertà dovrebbe essere garantita ad ogni costo dagli organi che si occupano dell’amministrazione dei poteri, laddove per libertà si intende tutela degli interessi del singolo e della collettività rispetto allo Stato a cui questa appartiene.
Relativamente a questo principio, anzi conseguentemente ad esso, si rileva la libertà di scegliere su base democratica, coloro i quali andranno ad occupare cariche istituzionali il cui fine principale è la rappresentatività delle scelte e degli interessi della popolazione.
A questo punto, in coscienza dei recenti avvenimenti, sorge spontaneo l’interrogativo in base al quale ci si chiede se davvero questi principi, perlomeno nella Repubblica Italiana e nei suoi principali organi siano davvero rispettati.
La risposta risulta allora tutt’altro che semplice, tutt’altro che scontata, per non essere troppo pessimisti. L’esito delle recenti elezioni ha proiettato il Paese in una serie di dinamiche, specialmente a livello politico, del tutto nuove e quantomeno dal punto di vista del corpo elettorale, della “base”, totalmente inaspettate.
Andando per gradi, a seguito della scandalosa campagna elettorale propinata da una certa parte politica e alle astute scelte della parte avversa, le urne hanno dato un esito, per così dire, sostanzialmente nullo. 

Nullo perché non sono riuscite a definire una situazione politica, a livello parlamentare e di esecutivo, certa. Non è stato possibile rilevare alcuna maggioranza e, cosa ancor più pericolosa, il processo che voleva veder annullata l’esistenza di un sistema fatto di schieramenti opposti, dai programmi divergenti, a tutela ognuno della parte politica che maggiormente si tendeva a rappresentare.

In parole povere, il piano, di natura probabilmente eurocentrica, di scongiurare la dialettica politica di un sistema perlomeno bipolare ha avuto compimento. Un compimento che è andato a favore degli Oligopoli finanziari, che da una decina di anni a questa parte hanno assunto sempre maggior rilievo ed influenza, a livello pressoché planetario.

Ma allora dov’è che è andato a finire il principio di democraticità? Dov’è la scelta? Come può ora il cittadino formare la sua opinione, personalissima ed insindacabile, quando ai vertici si è ormai palesata un’intesa che è andata a distruggere la storica contrapposizione tra (Centro)Destra e (Centro)Sinistra?

Nell’ultimo mese, specialmente, si sono visti azzerare tutti i risultati di quelle Elezioni che avrebbero dovuto cambiare le sorti dell’Italia, che avrebbero dovuto “rimetterla in careggiata”. Si sono visti traditi tutti i singoli punti dei programmi proposti nella campagna elettorale, nella scelta di dar vita al secondo Esecutivo (consecutivo tra l’altro) scelto dal Capo dello Stato, che per suo conto, è stato rinominato per la seconda volta, in nome di “principi” che forse una ristretta cerchia di persone ritiene più importanti di quelli suddetti.

Perciò, per chiudere il cerchio, è lecito, se non necessario, domandarsi: Siamo liberi? E se sì, di cosa?

E la risposta a questo interrogativo, non la si può trovare di certo nel “neo-eletto” Governo Letta, con le sue nomine di facciata, le sue barzellette europeiste, le sue proposte inesistenti.

Tanti Auguri Italiani.