All’Fbi non basta mai. Fra le priorità c’è il controllo di Gmail, Skype, ma anche Dropbox. A quanto pare, l’accesso per l’agenzia di spionaggio statunitense è già consentita ma solo attraverso richiesta. I federali vorrebbero mettere le mani sui database immediatamente e quindi senza passare per nessun intermediario. Da questo, a loro detta, ne trarrebbero vantaggio le indagini. Secondo gli “studi” dell’Fbi, infatti, i terroristi “comunicano attraverso questi protocolli protetti” (Gmail, Skype e Dropbox), alcuni addirittura “usano anche i videogiochi”.  Fra questi giochi online si parla soprattutto di Scrabble online, il gioco dello scarabeo attraverso il quale i terroristi invierebbero messaggi criptati.

Google intende collaborare mentre da Microsoft, società che gestisce Skype, nessuna risposta concreta. Il Wiretap Act del governo Usa permette alle varie agenzie governative di richiedere l’assistenza tecnica, ma nulla di più. La legge che regolamenta l’accesso immediato alle comunicazioni elettroniche si chiama Calea e risale al 1994. Questa legge prevede l’obbligo per gli operatori telefonici e per i provider internet di prevedere ed installare dei programmi di  controllo. Fin qui tutto bene, se non fosse che la legge è di venti anni fa e quindi non prende neanche in considerazione i servizi cloud e chat, ma soprattutto non prevede web mail come quella di Google, Gmail. Se si dovesse mettere mano a questo atto, modificandolo, per rendere i federali più liberi di agire, si metterebbe (ancor di più) a vero rischio la privacy degli utenti.

In Italia, Spagna, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi il garante della privacy ha avviato un’istruttoria nei confronti di Google Inc. Tra marzo e ottobre l’Ue ha analizzato il comportamento di Google in materia di privacy ed ha scoperto che la società non rispetta la linea dei requisiti fissati dalla Direttiva sulla protezione dei dati. Quattro mesi fa i garanti hanno richiesto che le politiche di Google cambiassero in tal senso, stabilendo che, proprio quattro mesi, fosse il tempo limite all’interno del quale l’azienda potesse agire. Purtroppo però, ad oggi, ancora nulla è cambiato.

Le cose sembrano andare in controtendenza. Invece di mettere a punto delle regolamentazioni in materia di privacy, negli Stati Uniti si pensa a modificare le leggi per fare in modo che la nostra vita privata possa essere violata più di quanto già non lo sia ora.