La politica italiana non finisce mai di stupire, e i cittadini italiani non finiscono mai di stupirsi… tanto che stando a ciò che dicono i giornali adesso le cose stanno cambiando, e l’ambiguità di Mario Monti sul suo secondo mandato è divenuta una lista  che, con il nome a caratteri cubitali, sembra a tutti gli effetti un partito (con tanto di coalizioni).

“Mi rendo conto che la mia natura sta mutando – continua Monti – , ma si è posta una questione morale, non mi andava di lasciare campo a una situazione polarizzata su posizioni un po’ populiste e antieuropee e che danno più peso a interessi di breve periodo” – queste le sue ultime dichiarazioni dopo la presentazione della Lista “Con Monti per l’Italia”.

Ma adesso la politica è diventata cosa seria, e mentre Monti “sale”, che si fermino i giochetti populisti all’italiana, i qualunquismi, l’antipolitica. Adesso tutto tace. Secondo i dati ad astenersi sono sempre meno (40%) e per giunta ora, invece di “astenuti”, li chiamano “indecisi” (cit Corriere.it). Come se nel macabro panorama politico italiano una scelta concreta ci fosse davvero. E i grillini in tutto questo non se li fila più nessuno. L’ascesa in politica – nella politica partitica – del premier ha avuto un’eco così forte, così austera ed autorevole – di cui il fiore all’occhiello sono l’AgendaMonti, il simbolo della lista e Twitter – da ribaltare tutto il nostro teatrino… giacché ogni novità attira sempre l’attenzione.

Ma la “salita” in politica del premier appare una banale entrata piuttosto che una vera novità, e le coalizioni varie tirano in ballo i soliti noti, a partire dall’Udc di Casini e dal Fli di Fini. Tuttavia la politica “seria” del premier aspira a ben altro che ai partitucoli marginali, e questa ostentata guerra fredda con Bersani, che in primo luogo sembra d’intralcio alla sua ascesa – e a noi cittadini ci fa sentire ancora l’ipocrita profumo della libertà di scelta – potrebbe invece, qualora il leader del Pd non ottenesse la maggioranza, trasformarsi in un’alleanza post-voto che siglerebbe il Monti-bis pur di non vedere il centrodestra al governo. Fino all’ultimo minuto non potremo dare per scontato nulla, e neanche che la roadmap dei prossimi cinque anni sia l’Agenda Monti, che come ogni programma politico parla dei risultati ma non degli strumenti, dei fini, e mai dei mezzi.