E’ proprio vero il detto che la storia la facciano i vincitori, mentre ai vinti non è riservato altro che il silenzio della damnatio memoriae. Infatti poco dopo aver ricevuto la fiducia di mercoledì, il Premier Letta ha concesso una sua intervista ai microfoni di Sky Tg24, nel corso della quale ha potuto dare illustrare la sua linea di pensiero, che piaccia o meno, secondo quanto è stato detto corrisponderà a quella del Governo riconfermato a larga maggioranza.

Tuttavia non è finita qui, anzi molte parole sono state dedicate dal Presidente proprio alle vicende del voto, al colpo di mano tentato da Silvio Berlusconi e alla sua capitolazione e di certo il quadro scaturito dall’intervista è stato quello di un Paese che “allietato” dal suo Esecutivo e disgustato dalla condotta di un suo vecchio capotribù, il quale prontamente è stato rigettato assieme ai pochi adepti in seguito ad un feroce scontro politico con un altro capotribù un po’ più giovane e magari di questi tempi anche più simpatico.

 

“Si è chiusa una stagione politica di 20 anni. Si è chiusa in modo politico con un confronto molto forte. Berlusconi ha cercato di far cadere il governo e non ci è riuscito perche il Parlamento in sintonia con il Paese ha voluto che si continuasse. Ho preso un rischio perché non ho accettato mediazioni.”

 

Dichiarazioni dai toni leggermente più alti del dovuto dal momento che in fin dei conti questo Governo che hanno voluto tutti, sei si va a scavare un po’ più a fondo, si scopre che non l’ha voluto o perlomeno scelto nessuno, se non un arcigno inquilino del Quirinale che ha pensato qualche mese fa di salvare capra e cavoli (suoi).

 

E rimarca poi:”Non si ricomincia con la tarantella, la pagina è stata voltata in modo definitivo. Sono rispettoso del travaglio del Pdl, Alfano ha affermato una leadership forte e marcata: è stato sfidato e ha vinto. Ora trovino modi e forme perché quello che è accaduto non accada più.” – da qui si può intendere l’incipit dell’articolo, senza bisogno di troppe spiegazioni.

 

Tornando invece alla sua linea, il Presidente spende molte parole sui temi caldi della finanza pubblica (senza dimenticare poi, che all’alba della tragedia di Lampedusa probabilmente molti di questi passeranno in secondo piano), a partire dal finanziamento ai partiti, passando per l’Iva, promettendo tavoli di discussione, ordine nelle aliquote, leggi di stabilità e decreti legge da approvare in extremis entro fine autunno, per finire con la promessa che: “Nel 2014 i lavoratori avranno un beneficio in busta paga e le imprese avranno un vantaggio che sarà una spinta ad assumere e capitalizzare le loro imprese, ma solo se assumeranno con contratti a tempo indeterminato. Ovviamente ne discuteremo con le parti sociali, e sono misure che riguardano il 2014.”

 

Così non resta altro che attendere le mosse dell’Esecutivo nei prossimi due mesi, nella speranza che il discorso da vincitore tenuto da Enrico Letta, si riveli qualcosa di concreto e non soltanto l’anticamera dell’ennesimo bluff.