di Matteo Renoldi

Il fatto che Matteo Renzi riuscirà ad occupare, tra qualche mese o anno, la poltrona della presidenza del consiglio dei ministri è un dato ritenuto sempre più certo nel mondo della politica insieme al fatto che in questa probabile ascesa incontrerà non poche difficoltà. Il fattore temporale non è però secondario per il politico fiorentino anzi, come si sa in politica scegliere il momento opportuno è di primaria importanza e non è necessario scomodare gli insegnamenti di Guicciardini.

Matteo Renzi è attualmente il politico in grado di avere maggiore gradimento da parte degli italiani, che si aggira sopra i 50 punti percentuali, nettamente superiore rispetto alle intenzioni di voto del partito che guida che si stimano, invece, sul 31-32 percento. Certamente questa situazione è dovuta alla estrema personalizzazione voluta dal sindaco di Firenze; basti ricordare le campagne per le Primarie 2012 e 2013 centrate esclusivamente sulla persona del candidato senza far comparire quasi mai il simbolo del partito. Un one man show insomma.

Che fine ha fatto il Partito Democratico che si batteva contro la personalizzazione della politica? Che combatteva contro l’idea dei partiti personali? Sembra un’altra era, ma si sa: i tempi cambiano. Che Renzi non sia ancora in grado di controllare tutto il partito è noto: i mal di pancia dell’area Cuperliana e Bersaniana si fanno spesso sentire. L’ostilità più significativa potrebbe arrivare dall’opinione pubblica che oggi lo vede tanto favorevolmente. Il plebiscito ricevuto alle primarie è stato certamente un forte segnale della volontà di rompere con lo schema delle larghe intese e di mandare alla classe politica un segnale di discontinuità da declinare con le varie riforme: legge elettorale, rilancio dell’economia e riduzione dei costi della politica.

Ma quali riforme significative ha attuato fino ad ora Renzi? Occorre iniziare da una considerazione: fino ad oggi il segretario del Pd ha sostenuto il governo Letta in maniera quasi supina senza produrre alcun miglioramento concreto ed incisivo. Ad esempio i ministri coinvolti nei principali scandali come Cancellieri, Alfano, Zanonato rimangono ancora in carica.

Per non parlare di come l’NCD, pur contando solo 29 deputati, esprima ben quattro ministri e sette sottosegretari nel governo e tenga di fatto in pugno le sorti della maggioranza. Oltre ai proclami, agli annunci e alle dichiarazioni di “cambi di passo” di fatti sulle riforme non se ne sono visti. Partendo dai rimborsi elettorali, uno dei cavalli di battaglia durante la campagna per le primarie, niente è mutato: infatti non solo il Partito Democratico continua a percepirli, ma anzi, si parla addirituttura di introdurli anche per le elezioni Europee. Totalmente in opposizione con l’esito referendario del “93. Passando alle riforme istituzionali che, anche grazie ai tagli sui costi della politica, dovrebbero garantire il famoso risparmio di un miliardo non si vedono novità.

Non stupisce che la tanto sbandierata abolizione delle province non produca che duplicati come le città metropolitane e nessun risparmio. Inoltre risulta interessante il cambio d’idea di Renzi su questo tema: da presidente della provincia fiorentina, dove è stato condannato in primo grado per danno erarariale, a convinto abolizionista delle stesse. La riforma del Senato sembra quella più insidiosa per la già debole democrazia italiana. Siamo sicuri che sia l’attuale forma di bicameralismo la causa dell’inefficienza legislativa e della malapolitica? Inoltre, costituire una camera delle autonomie locali composta anche da sindaci sarà una svolta positiva? Non sarebbe più opportuno ed efficace che i sindaci continuassero a svolgere il loro lavoro nella città in cui sono stati eletti evitando doppi incarichi?

La figura del sindaco ha il principale interesse nell’occuparsi del proprio territorio e non, come invece fa il sindaco fiorentino, a svolgere il proprio incarico part-time preferendo al consiglio comunale i salotti televisivi. Infine una considerazione sull’Italicum: che Renzi abbia la necessità di poter dire di essere stato il primo, dopo otto anni di stagnazione, ad aver portato a casa una riforma sulla legge elettorale non è in dubbio, ma produrre una legge elettorale che ripresenta gli stessi vizi del Porcellum è un errore imperdonabile. Per non parlare del fatto che con questo sistema il primo beneficiario sarebbe il centrodestra che, secondo gli ultimi sondaggi, sarebbe in grado di raggiungere la soglia per il premio di maggioranza e di vincere le prossime elezioni. Tutto grazie all’avversario Renzi.