Sembra quasi che i giornali lo facciano apposta di parlarne una o due volte al mese, ma a sentirli sembrerebbe proprio che l’Argentina, ancora una volta, abbia fatto la dispettosa con i suoi vicini del Nordamerica. È stato infatti Thomas P. Griesa – il giudice statunitense che seguì il caso argentino a partire dalla tanto discussa crisi del 1999 – a dichiarare il 22 novembre che il paese avrebbe dovuto rimborsare gli interessi ai proprietari dei bond, per un ammontare di 3,1 miliardi di dollari: “L’Argentina deve versare il pagamento degli interessi ai proprietari dei bond ristrutturati per 3,1 miliardi di dollari”

L’atteggiamento della battagliera Crisitina Fernandez de Kirchner non sembra essere tra i più collaborativi, infatti, secondo la Repubblica, delle fonti argentine lascerebbero intendere che il paese non ha nessuna intenzioni di versare gli interessi ai proprietari dei fondi speculativi (hedge found). La presidentessa rifiuta il rimborso in quanto definisce che tali detentori, a seguito del default di Buenos Aires nel 2002, avevano aderito al sistema di ristrutturazione nel 2005. La situazione è ancora in bilico, ed è troppo presto per tirare conclusioni dai fatti, in ogni caso esperti argentini ed americani hanno dichiarato che se la vicenda dovesse avere un riscontro negativo, l’Argentina potrebbe entrare in un “default tecnico” di 24 miliardi, in poche parole significherebbe che l’Argentina ha i soldi ma che non li vuole cedere ai proprietari di questi hedge found.