La caduta vertiginosa dei “democratici” – in un sistema parlamentare retto da sessant’anni dal bipolarismo – potrebbe permettere alle forze minori di incrementare il numero di deputati alla Camera

Come stabilito un mese fa dopo lo scioglimento della Camera Bassa i cittadini nipponici saranno chiamati al voto questa domenica. Con l’uscita del premier Yoshihiko Noda eletto a capo della Dieta Nazionale del Giappone l’anno scorso, i partiti politici dell’arcipelago si contenderanno la Camera dei Rappresentanti composta da 480 seggi in un solo turno basato su un sistema misto con voto parallelo. 300 deputati verranno infatti eletti sulla base di uno scrutinio uninominale in altrettante circoscrizioni locali; i rimanenti, 180, saranno invece attribuiti con criterio proporzionale di lista in undici circoscrizioni regionali. Il Senato – costituito da 242 membri – si rinnoverà a metà e con lo stesso sistema ogni tre anni. I candidati in lizza sono 1.504, rappresentanti di 12 partiti, tuttavia dai primi sondaggi nazionali il partito Liberaldemocratico (Pld) – sconfitto nel 2009 dopo mezzo secolo trascorso al potere quasi ininterrottamente -, con il sostegno del più piccolo alleato New Komeito, si avvierebbe a riconquistare il potere grazie al combinato di 300 seggi sui 480 della Camera Bassa, a fronte di un tracollo del partito Democratico (Pdg) del premier uscente Yoshhiko Noda che passerebbe dagli oltre 300 del 2009 a circa una ottantina.

Questa caduta vertiginosa dei “democratici” – in un sistema parlamentare retto da sessant’anni dal bipolarismo – potrebbe permettere alle forze minori di incrementare il numero di deputati alla Camera. Quattro sono i gruppi politici emergenti: il “Vostro Partito”, il partito social-democratico (Lpd), il Nippon Mirai no To (il Partito del Futuro) creato solo due settimane prima dell’inizio della campagna elettorale ed infine il Partito Comunista che promette di lottare contro la precarietà del lavoro e si impegna ad eliminare la presenza militare statunitense nel Paese. La sconfitta dell’ex premier Yoshihiko Noda è stata tracciata in maniera univoca da tutti i quotidiani nipponici proprio perché il segretario del Partito Democratico non è stato in grado di mantenere le promesse con le quali si era presentato ai giapponesi, quali l’aumento dei sussidi familiari, la lotta alla corruzione e la chiusura della base militare statunitense di Okinawa. Inoltre le elezioni anticipate di questa domenica sono state indette in un momento in cui il Giappone, la terza economia del mondo, viene considerato in recessione dopo che questa si è contratta del 3,5 per cento nel trimestre tra luglio e settembre. Seppur sovrano sulla moneta, lo Stato nipponico possiede il debito pubblico più alto del mondo a causa delle importanti spese per stimolare una crescita che non c’è stata, dato che negli ultimi decenni ha viaggiato a livelli minimi.

Una ripresa economica che poteva esserci ma che non è arrivata, perché ad impedirlo è stato il devastante sisma seguito dallo tsunami dello scorso anno che ha provocato l’incidente nucleare di Fukushima. Non a caso tutte le forze politiche in campo hanno volutamente tenuto il discorso inaugurale in questa zona e hanno articolato i rispettivi programmi elettorali sulla tematica del “nucleare”. In quello del “democratico” Noda c’è l’eliminazione graduale di tutti gli impianti nucleari, ma spostando agli anni 2030 l’annullamento totale, mentre il favorito per la corsa alla poltrona di primo ministro, Shinzo Abe (leader del Pld), è rimasto ambiguo esprimendo la tesi dell’eliminazione senza indicare però la data del raggiungimento della meta “zero nucleare in Giappone”. Oltre alle questioni interne, per il prossimo capo di Stato si pongono anche quelle internazionali. A partire dai contenziosi diplomatici con Pechino (sulle isole Diaoyu/Senkaku), Seoul (sulle isole Dokdo/Takeshima) e Pyongyang (lancio del razzo nordcoreano).

Fonte: Rinascita