Kemi Seba è un attivista e predicatore nero francese, anti-sionista e anti-imperialista. Nasce a Strasburgo nel 1981 e comincia le sue prime esperienze politiche all’età di 18 anni quando frequenta la Nation of Islam, presidiata, a quel tempo, da Karim D. Muhammad. Ha fondato in questi ultimi anni diversi movimenti, tra cui Tribu Ka, organizzazione interdetta per accuse di “razzismo”, dal governo Chirac nel 2006. Vive tuttora in Senegal dove lavora per l’Afrikan Mosaique ed è Ministro francofono del New Black Panther Party.

In quell’inizio del ventunesimo secolo, abbiamo, noi Africani, il dovere di essere nell’anti-vittimizzazione. Non possiamo negare che le nostre elite ma anche gli Africani abbiano una responsabilità nel far credere alle popolazioni africane che l’Europa sia il paradiso, che l’Europa sia l’unica possibilità di riuscire, che l’Europa sia il nostro Giardino dell’Eden mentre avremmo anche il nostro sul continente africano se fossimo in grado di lavorare la nostra terra. Dobbiamo anche avere la capacità di accettare che ci siano da ambo le parti quelli che in Africa chiamo « i co-contrattanti dell’imperialismo », vale a dire le nostre elite, ma anche l’oligarchia occidentale i quali attirano i nostri concittadini e loro permettono di emigrare tramite il dumping sociale.

Infatti, la classe politica che governa quegli Stati occidentali è apolide e rende apolidi i nostri dirigenti che, in cambio di qualche bene e promessa, si lasciano corrompere su questo punto. Insomma c’è una responsabilità bicipite. Nonostante ciò, c’è anche un’importante responsabilità della nostra popolazione che crede sempre che il paradiso si trovi dagli altri invece di capire che stiamo qui su un paradiso.

La tragedia di Lampedusa non è colpa dei cattivi bianchi ma sopratutto quella delle elite corrotte che dirigono i nostri Stati e ci fanno dimenticare che il paradiso si trova sotto i nostri piedi, lo dobbiamo dire! È davvero ora di propagare un messaggio di dignità, di affermazione di se stesso, di fierezza e capire che non abbiamo niente da guadagnare in Italia.

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