I Fratelli Musulmani, un loro “colpo di coda”?

La recente escalation tra Israele e Hamas ha generato orrore e sdegno, in particolare per la morte di inermi civili che troppo spesso diventano vittime dei “giochi egemonici” di attori che sono sempre pronti alla strumentalizzazione per fini tutt’altro che umanitari. Vale dunque la pena andare un po’ più a fondo e valutare attentamente alcuni ruoli, in particolare dei Fratelli Musulmani, della Turchia, del Qatar e di Hamas stessa.

I Fratelli Musulmani sono ormai considerati “organizzazione terrorista” in buona parte del Medio Oriente, messi al bando in Arabia Saudita ed Egitto e visti con sospetto in Tunisia, Libia e Libano. Situazione complicata anche negli Emirati Arabi, dove numerosi egiziani e cittadini locali, accusati di aver tentato di infiltrare cellule dell’organizzazione nel paese, sono stati arrestati. Lo scorso 9 luglio è inoltre giunta la notizia che anche la Giordania si preparerebbe a mettere fuori legge l’organizzazione islamista che secondo fonti locali, minerebbe la stabilità del paese. [1]

La situazione non è certo più rosea in Europa; in Russia la Fratellanza è stata messa al bando con una sentenza della Corte Suprema del 2003 in quanto accusata, insieme a Hizb u-Tahrir e ad altre organizzazioni radicali, di aver supportato gruppi terroristi nel Caucaso. A marzo anche il Premier britannico David Cameron aveva fatto sapere di aver dato l’ordine all’intelligence di aprire un’inchiesta sulle attività dei Fratelli Musulmani in Gran Bretagna, in seguito a degli attentati avvenuti in Egitto tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014.

Hamas, Turchia e Qatar

Hamas, in quanto braccio palestinese dei Fratelli Musulmani a Gaza, è stata recentemente messa al bando in Egitto, accusata dalle autorità del Cairo di essere coinvolta in una “strategia del terrore”, perpetrata da fazioni jihadiste in seguito alla deposizione di Mursi nel luglio 2013. Lo scorso 1 febbraio al-Arabiya aveva pubblicato un pezzo in cui il fondatore della Jihad Islamica egiziana, Nabil Naeim, illustrava i rapporti tra i Fratelli Musulmani, Hamas e la neo-nata Ansar Bayt al-Maqdis, che ha rivendicato numerosi attentati negli ultimi mesi e che risulta ampiamente presente a Gaza. [2] [3] [4] [5]

Ci sono poi i due alleati chiave di Hamas, ovvero il premier turco Tayyp Erdogan e lo sceicco del Qatar, Tamim bin Hamad bin Khalifa Al Thani il quale, in seguito all’escalation tra Israele e Hamas degli ultimi giorni, è volato in Turchia per discutere con Erdogan della situazione, come reso noto dall’Agenzia MENA. Secondo fonti turche, Erdogan e l’Emiro del Qatar, avrebbero concordato un piano d’azione per sostenere militarmente e finanziariamente Hamas. Già due mesi fa il Qatar aveva deciso di inviare agli islamisti di Gaza il denaro necessario per il pagamento del personale pubblico che non riceve lo stipendio da quattro mesi, ma per varie ragioni, prima fra tutte la ferma opposizione egiziana a fare da intermediario nella negoziazione, i soldi non sono arrivati a destinazione. Nel 2012 il sovrano del Qatar aveva promesso ben $400 milioni in aiuti all’amministrazione di Hamas. [6] [7]

Il suo leader, Khaled Mashal, in seguito a posizioni filo-resistenza siriana, si è visto costretto a lasciare la sua base di Damasco per trasferirsi proprio in Qatar ed è proprio Mashal ad essere stato recentemente accusato dalla tv egiziana di vivere nel lusso, a barba della popolazione stremata di Gaza. [8] [9] Doha è inoltre patria per Yusuf al-Qaradawi, leader spirituale dei Fratelli Musulmani, che in un suo intervento del 2013 aveva incitato alla Jihad in Siria. Meno di un anno dopo l’Isis prendeva il controllo della parte orientale della Siria e invadeva l’Iraq settentrionale. [10] [11]

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Il Qatar è recentemente stato isolato dagli altri paesi del Golfo a causa del suo supporto ai Fratelli Musulmani, con tanto di temporaneo ritiro degli ambasciatori da parte di Arabia Saudita, Emirati Arabi e Bahrein. In aggiunta sono arrivate accuse da parte degli sciiti iracheni per quanto riguarda i presunti finanziamenti del Qatar ai jihadisti dello Stato Islamico di Iraq e il Levante.

C’è poi la Turchia di Erdogan, anche lui vicino ai Fratelli Musulmani e furioso con al-Sisi per aver appoggiato la rivolta popolare che ha rovesciato il governo-regime di Mohamed Mursi e per la sua ferma posizione contro Hamas. Secondo alcune fonti, in seguito ai provvedimenti anti-Fratellanza messi in atto in Egitto, sarebbero aumentati i viaggi in Turchia di elementi vicini all’organizzazione della Fratellanza; un chiaro segnale.

Erdogan è da tempo sotto l’occhio del ciclone in Turchia per aver soppresso con la violenza le manifestazioni di piazza, per aver censurato i media, i social network, per la persecuzione dei giornalisti oppositori e per alcuni presunti casi di corruzione che hanno visto coinvolti lui, suo figlio e il suo entourage. A breve Erdogan si troverà a dover affrontare le elezioni presidenziali che si terranno in estate e le elezioni politiche nel 2015 e nonostante la vittoria alle amministrative della scorsa primavera, il dissenso nei suoi confronti sembrerebbe in crescita, così come il suo isolamento a livello internazionale.

Quale miglior occasione dunque, sia per Erdogan che per il Qatar? Un’escalation tra Israele e Gaza che può essere utile per distogliere l’attenzione dal radicalismo dello Stato Islamico, dalle beghe interne e dall’appoggio ai gruppi radicali per cercare di strumentalizzare il tutto e far recuperare un po’ di consenso alla fazione filo-Fratelli Musulmani. Il Qatar, dal canto suo, si è fatto immediatamente avanti affermando di essere l’unico in grado di trattare con l’organizzazione islamista in quanto ad essa vicino; Hamas ha affermato di essere ottimista sulla mediazione di Doha e ha lamentato che l’iniziativa del Cairo per il cessate il fuoco non sarebbe stata resa loro nota. Una posizione che sembra più che altro un disperato tentativo del Qatar di rimettersi in gioco nello scacchiere mediorientale, accusando il “nemico” egiziano di incapacità per quanto riguarda la mediazione.

Gaza sotto Hamas

Il fatto che Turchia, Qatar e Hamas facciano veramente gli interessi del popolo palestinese è più che dubbio. Hamas, ormai indebolita, isolata, abbandonata anche da Hizbullah e dall’Iran, non è più in grado di mietere vittime tra gli israeliani. L’organizzazione islamista è spaccata al proprio interno, come si è visto anche per quanto riguarda le posizioni sul conflitto siriano ed è incapace persino di controllare le brigate Ezzedin al-Qassam.

La sua popolarità a Gaza è ai minimi storici a causa della pesante crisi economica e sociale; è vero che vige un blocco sulla Striscia, ma è anche vero che Hamas riceve miliardi di dollari in donazioni ogni anno e sorge lecito chiedersi dove vadano a finire tutti questi soldi.  [12] [13] [14] [15] [16]

Hamas, dopo aver preso il controllo di Gaza nel 2006 con “elezioni” sulla cui validità restano molti dubbi, non ha più indetto votazioni, è ormai al potere da 8 anni e ha fatto piazza pulita dell’opposizione di Fatah, controllando il territorio col terrore. Ben note sono le esecuzioni sommarie messe in atto dagli islamisti e la prassi di trascinare i corpi dei giustiziati per le strade con le motociclette.

Il partito islamista è stato inoltre più volte accusato di aver convertito con la forza diversi membri della comunità cristiana di Gaza e di violenze nei confronti degli sciiti locali. [17] I segnali per un’imminente disfatta di Hamas ci sono tutti, dalla creazione del movimento Tamarrod Gaza, sulla scia di quello egiziano anti-Fratelli Musulmani, fino al Manifesto pubblicato dalla “Gioventù di Gaza” che critica aspramente sia l’operato di Hamas che Israele. [18]

In questo modo la Fratellanza rischierebbe di perdere uno degli ultimi baluardi rimasti loro in Medio Oriente. Insomma, Hamas rappresenta veramente la popolazione di Gaza? Fa veramente gli interessi dei palestinesi? Quali sono il reale ruolo e gli obiettivi dei Fratelli Musulmani nella questione? Chi trae maggior vantaggio dalla morte di inermi palestinesi? Tutti elementi su cui vale la pena riflettere.

[1] http://www.globalmbwatch.com/

[2] http://www.bbc.com/news/world-middle-east-25882504

[3] http://www.trackingterrorism.org/group/ansar-jerusalem

[4] http://www.gatestoneinstitute.org/4297/muslim-brotherhood-ansar-bayt-al-maqdis

[5] http://english.alarabiya.net/en/perspective/features/2014/02/01/Ansar-Bayt-al-Maqdis-Egypt-s-own-al-Qaeda-.html

[6] http://www.bicom.org.uk/analysis-article/20566/

[7] http://www.timesofisrael.com/us-blocked-qatari-funds-intended-for-hamas-employees/

[8] http://www.frontpagemag.com/2014/dgreenfield/egyptian-tv-accuses-hamas-leaders-of-living-in-luxury-while-their-people-die/

[9] http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4543634,00.html

[10] http://www.reuters.com/article/2013/06/01/us-syria-crisis-qaradawi-idUSBRE9500CQ20130601

[11] http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/syria/10094590/Muslim-Brotherhood-cleric-calls-for-Sunni-jihad-in-Syria.html

[12] http://www.forbes.com/2009/01/16/gaza-hamas-funding-oped-cx_re_0116ehrenfeld.html

[13] http://www.investigativeproject.org/documents/case_docs/708.pdf

[14] http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/palestinianauthority/10091629/Iran-cuts-Hamas-funding-over-Syria.html

[15] http://www.politico.com/story/2013/07/congress-qatar-stop-funding-hamas-93965.html

[16] http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2014/03/qatar-egypt-gaza-israel-investments-communication-channel.html

[17] http://www.thenational.ae/news/world/middle-east/hamas-attack-on-gaza-shiites-may-indicate-its-political-shift

[18] http://www.theguardian.com/world/2011/jan/02/free-gaza-youth-manifesto-palestinian