Tra Russia e Stati Uniti, di fatto la guerra è già iniziata: non è fredda, come quella del periodo successivo al secondo conflitto mondiale, non è “calda”, nel senso che, almeno per il momento, l’Ucraina non è un campo di battaglia tra gli eserciti dei rispettivi schieramenti. La guerra che si sta combattendo per adesso, è meramente finanziaria. E Putin, in questo senso, ha due, tre o anche quattro mosse di vantaggio; è un occidente spiazzato dalla Russia quello attuale, la cui unica arma a favore rimane solo quella mediatica, anche se, davanti al plebiscito di domenica in Crimea, ormai nella vecchia Europa sono rimasti in pochi nell’opinione pubblica a sostenere che il voto di Sinferopoli sia illegale.

Dunque, analizzando razionalmente e per bene la situazione, si nota come il Cremlino possa, paradossalmente, trarre vantaggi dalle sanzioni occidentali; queste infatti, colpirebbero i capitali russi in occidente e quindi anche e soprattutto i famosi oligarchi, coloro cioè che nel clima di scioglimento dell’Unione Sovietica e della sua economia statalista, hanno fatto affari d’oro con le privatizzazioni. Coloro insomma, che non stanno proprio simpatici a Putin; spesso, tra gli oligarchi russi che hanno capitali investiti all’estero, vi sono anche oppositori dell’attuale governo di Mosca, ma anche gente che, in generale, non viene vista di buon occhio dall’intero paese. Se da queste sanzioni alcuni oligarchi perdono soldi e potere, al Cremlino voleranno tappi di bottiglie di champagne. Quindi, le sanzioni verso la Russia avrebbero l’effetto di un leggero solletico nei confronti di Putin; ma in ogni caso, gli stessi oligarchi russi stanno iniziando a far rientrare i loro capitali nel loro paese. Soltanto pochi giorni fa, si è assistito ad un prelievo record di riserve presso la FED, la banca centrale USA; 105 miliardi di Dollari portati via in un solo giorno, il precedente record era di 32. Presso la FED, vi sono custoditi i certificati di credito del dipartimento della finanze americano, in poche parole vi è una bella fetta di debito estero di Washington. Da questa fetta è stata, per l’appunto, portata via quella enorme mole di Dollari prima citata e, secondo molti, la strada intrapresa da quei 105 miliardi ha come destinazione proprio la Russia e le riserve di banconote della FED non sono mai state così basse dal dicembre 2012.

Questa immensa cifra di Dollari, una volta rientrata in patria, non rimarrà di certo depositata nelle casseforti russe a fare la muffa in attesa che cessino le miopi manovre a stelle e strisce; verrà reinvestita in altri mercati, magari in quello dell’alleato iraniano, ma soprattutto in quello cinese, che ha un gran bisogno in questo momento, vista la crisi dell’export verso l’occidente, di nuovi partner economici. E a livello politico, tutto questo si tradurrebbe in un riavvicinamento ancora più sostanzioso e sostanziale tra Mosca e Pechino, dando grande impulso a quel progetto euroasiatico che Putin da anni tenta di far camminare con le sue gambe, dopo aver impiantato le prime fondamenta negli anni 2000.

Altra presunta “grave” minaccia occidentale verso la Russia, sarebbe quella di escluderla dal G8, che si sarebbe dovuto tenere quest’anno proprio in territorio russo, a Sochi per la precisione. Forse l’unico scontento di questa manovra, sarà il Sindaco di Sochi che però, tra Olimpiadi, Paraolimpiadi e gran premio di Formula Uno ad ottobre, avrà certo modo di avere altre occasioni per dare lustro internazionale alla località turistica caucasica. Anche questa decisione, da parte del Cremlino, non è stata vista in maniera così funesta per come invece sarebbe dovuto essere secondo le intenzioni dell’occidente.

Forse, l’unica perplessità del governo russo circa le sanzioni occidentali, potrebbe provenire da un’eventuale reazione negativa del MICEX, l’indice della borsa di Mosca. Ma tanto il Cremlino, quanto la popolazione russa, hanno dato sempre più importanza, da un punto di vista economico, al prezzo delle materie prime che agli andamenti delle borsa, al contrario di quanto invece avviene ultimamente in occidente. Ad inizio articolo, si era detto di come l’occidente sia rimasto spiazzato dalle contromosse russe; ma forse, sarebbe meglio dire che è lo stesso Cremlino ad essere stato spiazzato dalla reazione occidentale al referendum della Crimea: da Mosca, non si aspettavano così tanti regali gratuiti da parte di USA ed UE.

Certo, la situazione dell’Ucraina rimane incerta e Kiev è ancora in mano ad un governo filo occidentale nato da un golpe; ma intanto, Putin si è assicurato la Crimea e la salvaguardia quindi della flotta di Sebastopoli, da un lato; dall’altro lato, sta dimostrando di avere già le spalle abbastanza larghe per contrattaccare a questa ed alle prossime (perché ce ne saranno ancora molte) provocazioni di stampo occidentale. Il braccio di ferro continua, ma a Mosca sanno di poter ballare tranquillamente la Kalinka mentre l’occidente tenta in tutti i modi di isolarla.