La “primavera araba” era nata molto probabilmente in maniera autentica, spontanea, dal basso. I media internazionali parlavano di popoli che avevano sete di “libertà e di democrazia”, quando in realtà la rivolta nasceva per motivi economici, per rapporti di classe, per assenza di giustizia sociale. In Nordafrica, il sollevamento popolare auspicava una rivoluzione economica contro la povertà, anche se molto rapidamente, la rivoluzione è stata unicamente culturale, quindi di facciata. Prima del suo “rinnovamento” l’intera classe politica rimaneva in qualche modo infeudata all’Occidente, anche se in realtà apparteneva ad una generazione anti-colonialista, e quindi favorevole ad un’economia terzomondista sganciata dalle logiche di mercato imposte dai padroni del mondo e che allo stesso aveva fatto della laicità un pilastro fondamentale per edificare una comunità mediterranea.  Tuttavia con l’avvento dal Marocco all’Egitto di governi islamici, la “primavera araba” ha partorito tutt’altre dinamiche, a partire dalla rivoluzione delle tradizioni e dei costumi. In Nordafrica piuttosto che abbordare i problemi reali della popolazione, tra questi quelli di natura sociale e macro-economica, la nuova classe dirigente è sembrata interessarsi esclusivamente alle tematiche periferiche, lasciando enormi margini di manovra agli integralisti, che fino a due anni fa facevano fatica a sopravvivere.

Non a caso già dai prossimi giorni, nelle università tunisine le ragazze potrebbero tranquillamente frequentare le lezioni o affrontare esami indossando il velo integrale (cosa sino ad oggi assolutamente vietata per motivi di sicurezza e di regolarità delle procedure di esame). Una decisione che, di fatto, segna la più “importante” vittoria politica degli integralisti islamici tunisini e soprattutto dei salafiti che mai, negli ultimi mesi, hanno mancato di fare pressione su presidi e docenti affinché il niqab (il velo integrale) avesse libero accesso nelle aule. Tale riforma – se ufficializzata dal governo e dal suo presidente Moncef Marzouki – era impensabile fino a pochi mesi fa, proprio perché le università erano considerate dalla legge come “una conquista dello Stato laico”, pertanto le ultime azioni provocatorie dei salafiti (dalle incursioni e danneggiamenti, dalle aggressioni e ai pestaggi, alla sostituzione della bandiera nazionale con i vessilli del movimento) sembrano aver avuto la meglio.

In nessuna pagina del Corano si fa riferimento al velo integrale, proprio perché lo stesso libro sacro promuove la libertà della persona e fa del niqab una tradizione nazionale o familiare. Non a caso nel 1956 in un celebre discorso alla nazione, il Presidente della Repubblica Araba d’Egitto Gamal Abd el Nasser disse ai suoi compatrioti: “nel 1953, abbiamo provato realmente a dialogare con i Fratelli Musulmani, affinché avanzino nella strada giusta. Ho incontrato il responsabile della Fratellanza il quale ha presentato le sue condizioni. Mi ha detto: voglio che tutte le donne egiziane portino il velo, e che ogni donna che esca per strada sia velata. Ogni donna per strada. Ed io gli ho risposto che in questa maniera saremmo tornati in un’epoca ove la religione avrebbe governato, in un’epoca ove la donna sarebbe potuta uscire solo di notte. A mio avviso ognuno è libero delle proprie scelte. Mi ha risposto: No! Sei tu che devi decidere in quanto presidente del Paese. Ho risposto: Signore, Lei ha una figlia che frequenta il corso di Medicina all’Università che non porta nemmeno il velo! Perché non la obbliga a portarlo? Se Lei non riesce a far portare il velo ad una persona, che in più è pure Sua figlia…come pensa che io lo faccia portare a 10 milioni di donne egiziane?”.

Fonte: Rinascita