Tra le montagne e i templi induisti, vive un popolo in preda alla paura, logorato da una classe politica inadeguata che sembra incapace di consolidarsi. E’ la storia del Nepal e del suo popolo che oggi si trova a dover fronteggiare una grande sfida, quella di uscire dal limbo di cinque anni di progetti mai realizzati e dare finalmente vita ad una nuova era della sua lunga storia. Quando cinque anni fa, in seguito all’accordo tra il governo nepalese e i maoisti per una Costituzione provvisoria in cui fu aperta la via delle funzioni pubbliche anche ai ribelli, fu sancito il passaggio dalla monarchia alla repubblica, fu emanata una legislazione provvisoria e il Parlamento assunse le vesti di Assemblea Costituente per porre le basi della nuova repubblica federale democratica. Ma le buone intenzioni rimasero scritte nell’acqua e oggi il Nepal è ancora in cerca di un assetto politico stabile.

 Così, le elezioni fissate nella giornata di oggi, rappresentano per il paese la grande occasione per iniziare un nuovo percorso e guardare avanti. O almeno dovrebbero, se non fosse per il sentiero che porta alle urne, particolarmente articolato e complesso. Le ultime settimane infatti sono state contraddistinte da continue tensioni, non solo nella capitale Kathmandu ma anche negli altri centri urbani nepalesi. Alla base di questi disordini, vi è l’intenzione del Partito comunista-maoista (CPN-M) di impedire il voto, facendosi portatore di una campagna contro le elezioni, veicolando i cittadini verso il boicottaggio attraverso minacce e intimidazioni. I maoisti inoltre hanno continuato imperterriti nella loro dimostrazione, attraverso agguati, atti di vandalismo, incidenti dolosi e bombe.

 Alla base di questa forte ostruzione innalzata dai gruppi radicali maoisti, ci sarebbe lo scandalo riguardante il loro leader, Pushpa Kamal Dahal, guida del CPN-M, il quale inizialmente era dato come grande favorito per la vittoria finale, per poi essere coinvolto in uno scandalo riguardante la sregolatezza nella conduzione della sua vita, essendo additato come “colui che ha scambiato i suoi ideali rivoluzionari e le promesse di cambiamento sociale e crescita economica con una vita fatta di lussi”.Intanto, India e Nepal, di comune accordo, hanno chiuso provvisoriamente i 1700 chilometri di confine che li separa, al fine di garantire maggior sicurezza nel giorno delle elezioni e fare in modo che questa sia, davvero, la volta buona per iniziare una politica di sviluppo all’insegna della stabilità.