È la politica gelatinosa di Crocetta che sembra sempre più tremare tra le scosse di assestamento delle tornate elettorali. Dopo le nazionali pendeva a destra, ora visto le amministrative, verso il centro.

 Poche settimane fa un’inchiesta di Report analizzava il problema dell’abusivismo edilizio proprio sulle coste della Sicilia dove da anni si combatte per foraggiare condoni e commodori al servizio della mafia. Ma oggi una nuova indagine del Giornale di Sicilia sventa ogni tipo di strumentalizzazione politica come spettro del problema. I dati parlano chiaro: negli ultimi due anni più di un milione e mezzo di metri cubi sono stati costruiti illecitamente, solo nel 2012 sono più di tremila i casi accertati di strutture abusive per un totale di quasi 606 mila metri cubi non a norma. Il numero di demolizioni che sembra tanto una barzelletta inglese fa ridere meno: 98 su 1200 ordinanze. Ben 348 mila metri cubi di cemento in pieno ground zero del rischio sismico e ben 75 mila in zone a rischio idrogeologico. Altro che Polifemo, nella terra dei ciclopi, quella di Scaletta e Giampilieri per ricordare il dramma più vicino, i signor “nessuno” continuano ad agire indisturbati tra l’eco della magistratura e il flebile canto della demagogia. Terremoti e valanghe, tra fango e neve, mare e mareggiate, la politica sicula vibra come gelatina, dal gusto dolce ma poco nutriente. È la politica gelatinosa di Crocetta che sembra sempre più tremare tra le scosse di assestamento delle tornate elettorali. Dopo le nazionali pendeva a destra, ora, visto le amministrative, verso il centro: a Roma si è tenuto un incontro con i vertici dell’Udc per chiarire la posizione in merito all’ipotesi “rimpastone” alla palermitana, quello che ha caratterizzato gli ultimi “governissimi”. Ma le pressioni che si fanno sempre più difficili da respingere arrivano proprio dagli alleati, attraverso il capogruppo del Pd all’Ars, Baldo Gucciardi, definendo il tema del rimpasto un “non tabù” occorrendo un “ripensamento della coalizione”. Anche il deputato dell’Udc, Lillo Firetto, ha spiegato di essere convinto che il “rafforzamento dell’esecutivo in senso più politico non danneggerebbe in alcun modo la Giunta”. Crocetta gioca di sponda, e sul tavolo da biliardo segue la buca “Pdl” spronando eventuali “ipotesi di collaborazione”. Ma dall’altra parte del tavolo le cose non vanno meglio. Il Pdl perde due roccaforti in termini di consenso: Messina e Catania, quest’ultima da sempre un feudo della destra storica, quella di Musumeci, non di Cavour. Flop pokeristico anche per i 5 stelle, sempre più cadenti, in Sicilia perdono un po’ ovunque, addirittura senza raggiungere nemmeno quel 5% di lista che avrebbe garantito l’accesso ad almeno un consigliere. Nessun sindaco eletto, con la sola speranza di Ragusa, dove Federico Piccitto (15,6%) se la vedrà al ballottaggio con Giovanni Cosentini (29,3%) del centrosinistra. Messina rappresenta un altro enigma per il tandem Crocetta-Genovese, città dove l’armata brancaleone di Pd-Megafono-Udc non raggiunge al primo turno il 50% e, beffa nella beffa, vede competersi il ballottaggio con Renato Accorinti, il pacifista buddista “no ponte”, che da solo, senza partiti, ha strappato il consenso di Pdl e Grillini. Loro, quelli che il ponte lo vogliono ma con l’opposizione, si riaffacciano al Sultano Letta, capace di risolvere, forse, i problemi sempre più gravosi legati alla pesca, vero cuore pulsante dell’economia sicula: sul tavolo delle trattative Regione-Stato quella annosa richiesta del tonno rosso, fortemente limitato ad un tiraggio di appena 750 kg per unità produttiva. Dal sud della Regione, da quella Gela patria dell’ecomafia dove lo sceicco Crocetta ha costruito il suo consenso stile Lawrence d’Arabia, passando per Catania e Messina risalendo il deserto vallico etneo torniamo alla Sala d’Ercole a Palermo. La geografia politica della “gelatina politica” siciliana vibra ancora, sotto i colpi dell’abusivismo edilizio e del crollo della pesca, le crociate di Crocetta in difesa del precario equilibrium tecnico sono spaccate da un altro vulnus: la cassa integrazione. Il segretario generale della Uil Claudio Barone, lancia l’allarme dopo la decisione del Ministero di sospendere i fondi per la cassa integrazione siciliana. Sono migliaia i lavoratori a rischio licenziamento che protestano dal 6 giugno proprio sotto la Dubai siciliana. Il fuoco amico arriva invece dai dirigenti regionali, secondo Crocetta (e non solo) da sempre rinvigoriti di potere politico ed economico, in grado di decidere attraverso la procedura negoziata, di nomine e appalti aggirando gare e leggi al fotofinish. Problemi economici, politici e sociali per la Sicilia della gelatina ma anche etici. Come quando ieri, durante la kermesse organizzata per commemorare le vittime della strage di Ustica, riunitasi proprio nei Palazzi del Potere palermitanto, si sono presentati meno della metà dei deputati siciliani. Un dessert che i siciliani avrebbero facilmente evitato di gustare, preferendo magari la “cassata” ai cannoli tanto amati da Cuffaro e Lombardo e alla gelatina del “gelese” Crocetta.