di RSC

 

È opportuno ricordare per chiarezza che la religione musulmana, al pari di quella cristiana, è composta da diverse diramazioni settarie molto differenti tra loro. La principale branca dell’Islam resta quella sunnita, che rappresenta oggi intorno all’ottanta per cento della popolazione musulmana mondiale; mentre la minoranza più consistente è la branca sciita, che raggruppa intorno al 15% della popolazione musulmana mondiale.

Lo scisma avvenne per problemi legati alla successione del profeta Maometto: senza entrare nel merito di complicati dibattiti teologici e metafisici, i due principali rami dell’Islam possiedono una lunga serie di differenze legate al credo, alla struttura del “clero” e alla visione storica dell’Islam.

Lungo la millenaria storia di suddetta religione, queste due fazioni hanno alternato periodi di relativa pace con periodi di sanguinarie dispute e guerre, con conseguenti ripercussioni nelle relazioni contemporanee.Il concetto di “Mezzaluna sciita” è usato oggi nei mass media e nelle riviste di analisi di geopolitica per descrivere quell’area del Medio Oriente caratterizzata dalla presenza di popolazioni musulmane sciite, siano esse la maggioranza confessionale come in Iran, Irak e Bahrein, o una forte minoranza nella popolazione come in Siria, Libano e Afghanistan.

Aldilà del dibattito teorico, sul piano delle relazioni internazionali si può chiaramente parlare di un asse politico, economico e militare che rilega l’Iran degli Ayatollah con l’Iraq post Saddam Hussein, la Siria di Bashar Al Assad, il partito politico libanese “Hezbollah” e infine i gruppi dissidenti presenti nel Bahrein. Tale asse politico-militare cominciò con la Rivoluzione Islamica iraniana del 1979: una volta messa da parte la dinastia degli Shah, l’Ayatollah Khomeini decise di voler esportare la rivoluzione islamica in tutti quei Paesi con popolazioni sciite al loro interno.

In Libano, Paese che viveva il culmine della guerra civile (una delle più terribili della storia), nacque nei primi anni ottanta l’Hezbollah, la milizia armata sciita che divenne poi un partito politico a tutti gli effetti. In seguito, l’Iran cominciò ad sostenre anche le popolazioni sciite dell’Iraq, oppresse dalla minoranza sunnita del partito panarabo di Saddam Hussein. Questa intrusione non piacque al presidente irakeno che, benedetto e armato dalle potenze occidentali, scatenò una guerra sanguinosa con il vicino Iran. In Siria invece, dal 1970 governava Hafez Al Assad, padre di Bashar, di confessione alauita. Gli alauiti, una setta dello sciismo, videro di buon occhio un’alleanza con l’Iran sciita, soprattutto dopo la caduta della galassia sovietica e de facto la perdita del grande protettore internazionale.

Oggi quest’alleanza politica regionale sembra essere ancora più coesa, soprattutto visti i recenti sviluppi politici e militari della zona. La caduta di Saddam Hussein nel 2003 e la seguente elezione di Nouri Al Maliki nel 2005 hanno effettivamente modificato sensibilmente l’integrazione dell’Iraq in quest’alleanza regionale. Da nemico giurato, con l’accesso dello sciita Al Maliki al potere, l’Iraq è entrato progressivamente sotto l’influenza iraniana. Al Maliki, infatti, l’uomo forte della dissidenza irakena, fu per tutto il suo esilio ospitato in Iran, e condusse la resistenza contro Saddam Hussein proprio da Teheran, città nella quale strinse solidi rapporti con il governo iraniano. Tra le vicissitudini più recenti poi, va annoverata la guerra civile siriana, che ha stretto il rapporto tra i Paesi della Mezzaluna sciita. Di fatti, l’alleanza tra la Siria e l’Iran, permette a quest’ultimo di far transitare armi e aiuti all’Hezbollah, il partito sciita libanese da sempre impegnato nel riequilibrio dei rapporti di forza con Israele.

La Siria di Al Assad quindi, è un ponte territoriale importante per l’Iran e per l’Hezbollah poiché vi transitano aiuti di ogni sorta. Per questa ragione, sia i reparti scelti dei Pasdaran iraniani sia alcune divisioni dell’Hezbollah hanno attivamente partecipato agli scontri con le milizie ribelli dell’Esercito Siriano Libero. L’ultimo recente avvenimento riguarda l’emergenza del ISIL (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante), gruppo di combattenti sunniti radicali e takfiri che hanno conquistato un vasto territorio dell’attuale Iraq e che hanno appunto l’obiettivo di fondare un nuovo califfato sunnita epurato da membri dell’Islam sciita.

L’Iran si è subito detto disposto a intervenire massicciamente in Iraq, mentre la Siria di Al Assad ha già contrattaccato i ribelli siriani (alleati del SIIL) lungo le frontiere con l’Iraq.