I nuovi dati rilasciati dalla CE indicano come vi siano state rilevanti variazioni negli indici di importazione ed esportazione tedeschi. Questi infatti sono per un verso calati e per l’altro – subendo un processo di innalzamento – hanno contribuito a danneggiare l’export in primis della zona euro, in secundis mondiale.

Proprio questo è stato il motivo per il quale la Commissione europea e il FMI hanno vagliato attentamente le misure messe in campo dalla Germania e dell’Unione europea che siano state adottate nel solco di un vantaggio ineludibile nei confronti di questo Paese, dal momento che risulta uno dei maggiori beneficiari della crisi europea. Beneficiari tuttavia inizialmente senza eccessiva colpa, senza dar retta alle teorie complottistiche sul debito europeo e su una BCE affannosa di speculazione: vere o false che siano – dando seguito infatti anche alla dottrina del nuovo monetarismo – quel che rileva è come di due dati maggiormente significativi – export aumentato dal 2011 di quasi mezzo punto percentuale, mentre l’import calato di quasi due punti percentuali – riflettono una situazione che è di per sé significativa accentuando come l’export – da sempre colonna portante e motore della Germania – sia ancora la sua forza trainante, sebbene come si compara il dato annuale con quello semestrale, esso subisce una contrazione dello 0,2%. Alla luce di ciò, gli analisti (e gli attenti osservatori) hanno concluso che, dando seguito alle osservazioni della CE e FMI, l’export tedesco sia il motore trainante di un paese che, secondo queste due istituzioni. Si avvantaggi ad oltranza di una situazione stagnante e in lenta ripresa ai danni della zona verso cui essa stessa indirizza i suoi prodotti.

Se infatti la zona europea risulta incapace di reagire e sollevare la questione ( o incompetente ? o inerme ?) d’altra parte i concorrenti americani poco diplomaticamente hanno iniziato ad analizzare la questione, ciò che tuttavia porta ad un dilemma sostanziale e non formale: l’applicazione del neoliberismo (seguita ciecamente da USA e Germania) può portare a risultati differenti o addirittura ad applicazioni diversificate in una stessa economia o comunque similare quale quella americana e tedesca ?

La questione resta in termini relativi nell’osservazione del fatturato tedesco – e della reazione dell’euro zona – nei prossimi semestri e pertanto è tutt’altro che in via di risoluzione.