di Mario Cecere

La Francia sembra divenuta il laboratorio in cui l’Iperclasse nomade sperimenta le proprie teorie societali: versioni “gauchistes” politicamente corrette della spietata logica del capitalismo mondialista. L’atmosfera di singolare astrattezza in cui langue un pensiero frustrato è il simbolo di un analogo soffocamento patito dallo spirito, uniformemente riveduto corretto e riprogrammato dalla Macchina pedagogica dei burocrati del Partito-stato, la cui preoccupazione principale consiste nell’opera rieducativa di un’intera nazione e puo’ essere sintetizzata nella  formula del contrimento perpetuo: Pentiti! E’ in  questi laboratori del politicamente corretto che prendono corpo e apparenza di vita i “Demoni del bene” di cui parla, in un libro recentemente apparso, un pensatore ovviamente  tenuto ai margini, ça va sans dire, del dibattito intellettuale del Paese : Alain de Benoist. Non redigeremo qui ed ora la lunga lista dei pensatori pensanti e degli spiriti viventi soppressi con  tratto di penna e cipiglio inquisitoriale e fatti opportunamente cadere in oblio dall’occhiuta, nasuta, quando non pure manesca alla bisogna, macchina del Giusto Pensiero, oliata senza posa dagli  ierofanti della Répubblique, perennementi vigili affinché non risorga, dagli oscuri antri della storia patria, la famigerata Bête Immonde, l’ autentico chiodo fisso  simbolico che ossessiona  i sonni dei Gerarchi dell’internazionalismo liberal-progressista: dal capo di polizia Manuel Valss (noto alle cronache per la storica crociata della Lumière  contro le tenebre naziste  misteriosamente reincarnatesi nel minuscolo teatro del comico camerunense Dieudonné) fino a quell’autentico guitto torvo paonazzo e trinariciuto che è il capo-comico leader del Front de Gauche Jean-Luc Melanchon,  ineguagliabile Solone della guerra senza quartiere al fascismo in assenza di fascismo.

Come ogni apparente serietà è solo maschera di pensiero superficiale e stolto, è facile riconoscere, dietro il belletto giornalistico dei media mainstream, la verbosita’ austera della pompa ministeriale, l’isterica canaglia della polizia del pensiero e dei Torquemada in toga, il  ghigno ottuso compresso dietro lo sfolgorante capriccio cromatico: per questo il passo dal serioso al ridicolo è tanto breve, per questo, in un Paese che incessantemente reclama i diritti d’autore  sulla libertà di pensiero e di espressione si giunge al paradosso semplicemente grottesco di perseguitare un comico africano attribuendogli la qualifica  di nazista e gettandolo nel calderone degli Innominabili. Una tale perseveranza nel diabolico, pero’, non puo’ essere il semplice frutto della suprema ingenuità bucolica dell’Iperclasse, la quale perseguirebbe, magari con mezzi dubbi ma per un buon fine, il sogno ‘innocente’ dell’estirpazione del Male dal mondo ad maiorem gloria dei.

Si tratta, piuttosto, di una pervicace e molesta volontà non tanto di  fare dono alla privilegiata società francese contemporanea di un ipotetico stato di grazia roussoviano dispensato dalla miracolosa sociologia di stato, quanto dell’asportazione integrale della realtà  stessa – con i suoi conflitti, contraddizioni, scelte, valori tragicamente in sospeso –  sacrificata sul tavolo operatorio da un anonimo chirurgo virtuale con il laser  dell’ingegneria sociale e del lavaggio del cervello mediatico. Un tale accanimento terapeutico- che peraltro è il frutto storico conseguente della visione del mondo materialistica liberale- trova la sua sistematica applicazione nell’effrazione  di quei codici etici fondamentali che costituiscono quella che Orwell chiama common decency e che rinvia al legame solidaristico di tipo comunitario e popolare fatto oggetto del ghigno di  scherno feroce e dell’ odio punitivo inestinguibile riservato dall’Elite ai suoi nemici “oscurantisti”.

Ingegneria sociale e effrazione di codici comportamentali “decenti”: lo scopo perseguito sembra allora quello di integralmente negare, perché considerato scoria di un oscuro passato, ogni dato caratterizzante il mondo concreto ereditato e tramandato dalla tradizione, dalla storia, dalla cultura, dal pensiero dell’uomo e in ultimo perfino dalla biologia: per sostituirvi simulacri virtuali di realtà in cui ogni esperienza autentica e formativa è per definizione negata e lo spettatore diviene passivo consumatore di un sistema astratto e meccanico, dinamizzato dai codici violenti e stereotipati della cultura pop liberal-libertaria popolata dalla repellente fauna di stars, gangstersopinion makers le “icone” dello showbiz. A tale scopo, i sacerdoti del culto mondialista egemone in Francia, pretendono soprattutto purgare  l’umanità dai difetti irredimibili potenzialmente trasmessi a quest’ultima dalla sua lontana e mitica genesi tellurica e celeste, nelle cui viscere potrebbe trovare ricetto il famelico cobra del pensiero “Immondo”: ossia, secondo il solito copione complottistico degli Oligarchi dell’Iperspazio-merce, tutto quanto rechi la pur minima traccia di una razionale messa in discussione dei dogmi del progressismo laicista liberale e del fanatismo messianico mondialista -e che viene dunque  liquidato come ignobile elemento “reazionario”.

Il capitalismo è “rivoluzione”, con buona pace dell’ altermondialismo mondano degli “ultimi uomini” nicciani alla Toni Negri, i quali danzano  sulle spoglie di un mondo che contestano superficialmente e solo nella misura in cui quest’ultimo tarda a realizzare le condizioni di un’alienazione e una degenerazione ancora piu’ spinta, o di chi, all’opposto, si ostina a riesumare ambigue mitologie vitalistico-superomistiche di primo Novecento, già mostratesi a loro tempo fallimentari, o vagheggia cinicamente oscuri rigurgiti clericali irrigidendosi stentoreamente in un  dogmatico tradizionalismo di facciata privo di vita interiore.

Esiste, piuttosto, un sistema totalitario che, dopo il ’68, celebra nell’inesausta  vertigine della distruzione di ogni luogo e di ogni tempo -cronofagia e morfo-fagia del capitalismo- di ogni natura e di ogni costume, il proprio dominio incontrastato nel possesso dell’anima dell’umanità, essa stessa fatta oggetto di produzione manipolazione e annichilamento- antropofagia del pensiero liberale e perfezione della Tecnica.

Se come dice Holderlin “là dove c’è il pericolo, cresce/anche cio’ che salva”, la Francia,  terreno di sperimentazione e messa a dimora del seme dell’ “Uomo nuovo”, castrato, “liberato”e debitamente ‘contrito’- spettrale e anoressico abitante precario e nomade del migliore dei mondi possibili prodotto dall’élite trotzkista postsessantottarda- essa pero’ è anche il Paese dove, legittimamente, può attendersi, e se ne hanno già le prime conferme, una reazione in direzione simmetricamente contraria: un fiotto aurorale di energia nutriente e salubre scaturente dalle  corde più vive e autentiche dell’animo francese. 

E’ sullo sfondo di un simile, duro ed ottuso  delirio scientista, infatti,  che aveva risposto vittoriosamente  la magnifica stagione vivificante dello spiritualismo filosofico transalpino, da Maine de Biran a Blondel a Bergson: in un contesto storico e culturale completamente mutato, e a tratti deserticamente lugubre, quale sembra essere il nostro, non mancano segnali a tratti incoraggianti, che indicano proprio nella Francia il possibile vettore storico di una possibile resistenza europea al mondialismo, di una possibile fioritura di sinergie positive, scie luminose di valori culturali umani e spirituali scintillanti come stelle isolate nel gelido firmamento nichilistico contemporaneo. Stelle rese piu’ vivide dall’oscurità stessa da cui provengono e in cui dimorano,  e  che è possibile ammirare e comprendere solo una volta sottratto lo sguardo all’accecante sfolgorio delle luci artificiali della Società dello Spettacolo. 

Per questa ragione il Paese della ferrea dominazione delle logge e dei tribunali dell’Ipocrisia e del Pentimento infinito, è anche quello dove nascono le intelligenze critiche, corrosive, spiazzanti e coraggiose, disposte seriamente a ingaggiare la lotta mortale al dominio della menzogna. Ed è in questo spirito che leggiamo le opere di scrittori e pensatori che l’Elite tenta inutilmente di mettere a tacere o far cadere e marcire nell’oblio e nell’isolamento sociale: parliamo ancora una volta di  Jean-Claude Michèa, di cui abbiamo appena letto due brevi opere, estremamente interessanti quanto a spunti sull’attualità: L’insegnamento dell’ignoranza, documento esemplare sulla programmazione dell’ignoranza e sulla banalizzazione della cultura della violenza negli ambienti studenteschi da parte del Kgb del pensiero unico pedagogicamente correttoImpasse Adam Smith, dove si ritorna vigorosamente sull’impossibilità di superamento del capitalismo dalla sua sinistra. 

Ma di questo, se ce ne sarà  l’occasione, parleremo una prossima volta.

MC