Confrontandoci con la “teoria del reddito nazionale” elaborata durante la seconda metà del ventesimo secolo e, più specificatamente, utilizzando l’espressione comune della “teoria del moltiplicatore degli investimenti” di matrice keynesiana, possiamo partire dal presupposto che l’incremento del reddito di ciascun paese è dato dal prodotto tra il moltiplicatore e l’incremento degli investimenti: molto più semplicemente, più è alto l’indice degli investimenti, maggiore sarà il reddito nazionale conseguente, detto “amplificato”. Infine, posto che il reddito di equilibrio può ricavarsi in due modi una volta posto su un grafico i consumi, risparmi e investimenti sulle ordinate e il reddito sulle ascisse (reddito Y) , la questione rilevante e curiosa da affrontare è la seguente: quale impatto ha avuto la moneta unica su un tale indice numerico ?

Ovviamente non si vuole qui di seguito trovare una risposta (arduo mestiere di un economista qualificato), quanto invece riflettere, alla luce dei dati disponibili, su come la moneta unica sia risultata efficiente e vantaggiosa per l’Italia e i Paesi della zona euro. Nel nostro paese, per esempio, il reddito da lavoro dipendente annuo è pari a 21.374 euro (in media), una cifra che pone l’Italia al ventitreesimo posto tra le trenta nazioni aderenti all’OCSE. Una delle ragioni principali di tale ineguaglianza è rintracciabile nelle imposte a carico dei lavoratori ed il fatto che un dipendente italiano abbia una busta paga inferiore del 44% rispetto quella di un collega di un Paese del Nord Europa.

Similarmente, gli investimenti fissi lordi nel 2000 sono stati pari a 245 518.7 ML di euro, per mantenere un trend positivo fino al 2007 con 333 532 ML euro, per poi registrare una contrazione durante tutti i successivi cinque anni, fino al 2011 – 2012 con 308 908 ML. Tuttavia questo semplice dato ovviamente non basta, perché come si guardano invece il saldo delle partite correnti (in Italia), indice quanto mai affidabile, la situazione appare grammatica: -70,100,000,000 MLD di dollari nel 2011, insieme a tutta la zona euro profondamente in territorio negativo, eccetto la Germania collocata al secondo posto nel mondo con un saldo di 188,600,000,000 MLD dollari, eppure il rapporto (il saldo) Germania – Italia durante il trentennio 1970 – 2000 è sempre stato positivo, perdendo il nostro Paese un quantum minimo ogni 3-5 anni, comprensibilmente con le nostre politiche economiche inesistenti o meglio, economicamente inefficienti quali l’enorme spesa a decifit incontrollata e l’assunzione di dipendenti pubblici senza controllo.

Da questi pochi dati sarebbe azzardato elaborare un giudizio di valore intorno agli effetti della moneta unica, tuttavia risulta chiaro come, da una semplice superficiale analisi, la moneta unica abbia danneggiato ed prodotto un decifit nella produzione industriale, negli investimenti e nelle importazioni/esportazioni nei Paesi della zona europea mediterranea, contro invece la zona nord europea che risulta economicamente più stabile, competitiva e forte dopo l’introduzione della moneta unica.

Il giudizio intorno all’unione monetaria risulta molto più complesso, tuttavia è interessante notare come da una semplice analisi comparativa di alcuni indici fondamentali possa emergere un quadro quanto meno descrittivo sul fenomeno in questione.