di Maria Paola Frajese

“Siamo un Paese benestante, non si sente aria di crisi” affermava Berlusconi il 4 novembre 2011 mentre il nostro Paese si  riempiva di insegne a 9 lettere con scritto “Compro Oro”. Ad oggi sono 28.000 i negozi di cambio oro per un giro di affari di oltre 7 miliardi di euro l’anno, un giro d’affari che coinvolge gente comune, persone che fino a poco tempo fa potevano ritenersi benestanti e che oggi si ritrovano piegate dall’imminente bisogno di denaro a vendere oggetti d’oro, a “battere cassa” per andare avanti. Sempre di più l’oro, ormai considerato come “bene-rifugio” viene venduto e comprato. E non si vendono certo lingotti, ma piccoli oggetti, si vendono ricordi d’oro per pagare bollette, affitti, mutui, a 28/33 euro al grammo. Ricordi come medagliette della comunione, cresima, tutto quello che si trova nei cassetti, oggetti  acquistati in tempi migliori che oggi tornano utilissimi per arrivare a fine mese, fare la spesa, pagare le bollette. C’è anche chi, disperato, ha impegnato la fede, l’ultimo degli oggetti personali che si arriverebbero a vendere o addirittura un dente d’oro.

Secondo un Rapporto Censis sulla situazione del Paese nel 2012 i “soggetti sociali, rimasti soli, attuano affannose strategie di sopravvivenza.” L’istituto di ricerca precisa che “non è scattata la magia dello sviluppo fatto da governo e popolo e il rigore del governo non ha avuto lo spessore per generare forza psichica collettiva”. Gli italiani reagiscono alla crisi con misure disperate. I dati parlano chiaro, in due anni 2,5 milioni di famiglie hanno venduto oro o oggetti preziosi. Il valore dell’oro è quasi raddoppiato da 3 anni a questa parte; gli italiani, che sono tradizionalmente tra i maggiori possessori di oro, ora lo utilizzano come merce di scambio. Un braccialetto per sanare una scadenza, un paio di orecchini per aiutare un figlio in cassa integrazione. I compra oro raccontano l’imbarazzo, la tristezza di chi si presenta con le bollette in una mano e la catenina d’oro nell’altra, perché non è a cuor leggero che si decide di entrare in questi negozi, perché vuol dire aver toccato il fondo, perché bisogna essere disperati per vendere i ricordi. La valutazione degli oggetti è assolutamente inferiore al loro prezzo reale, anche il compra oro ci deve guadagnare e per un paio di orecchini che costerebbero magari 1000 euro ne vengono offerti forse 100, non importa la lavorazione, è solo una questione di grammi.

Oltre a uno spaccato desolante della nostra situazione sociale, i Compro oro possono rappresentare un fenomeno pericoloso per le numerose speculazioni che procurano miliardi alla mafia, così come i fatti di violenza che nello scorso anno si sono susseguiti, sparatorie anche a Roma, conseguenza di grandi quantitativi di soldi cash e oggetti preziosi contenuti nelle casseforti. Ma il mezzo è forte ed efficace, e se il Compro oro risulta come un grave campanello d’allarme, c’è chi ha affermato che la vendita di oro è stata, la scorsa estate, “un punto di svolta a causa del peggioramento della crisi”. Comprare l’oro da chi ha bisogno di contanti è diventato un mezzo alternativo per elargire un prestito. Prestito che tradizionalmente veniva richiesto alle banche, ma una banca richiede requisiti specifici per prestare soldi e tempi lunghi, invece le necessità, le scadenze a cui devono rispondere gli italiani non lasciano possibilità di  ritardi e rivolgersi a un Compra oro è la soluzione più veloce per un pensionato che non arriva a fine mese, o per un giovane senza lavoro. La soluzione più veloce, ma quando questi piccoli beni conservati da una vita finiranno, quando dopo aver venduto le cose a cui tenevamo di meno avremmo venduto via via anche gli oggetti più cari, poi, che cosa faremo?