Gli ultimi dati relativi alla regione cinese dello Zhejiang parlano di profonde perdite per le aziende e imprese nazionali cinesi pari all’80% del capitale fatturato, a causa delle pressanti e repressive” barriere commerciali, quali dazi doganali e barriere in entrata ed uscita sul mercato.

Tuttavia, questione assai curiosa quanto delicata consiste nell’analizzare questi dati riportati con il modello di mercato globale in via di affermazione, quale quello della concorrenza perfetta, cui il processo prociclico chiamato globalizzazione sostiene in pieno per poter meglio e completamente affermarsi in tutto il globo.

Se pertanto tra i principi capisaldo spicca tra tutti l’assenza di barriere commerciali e l’estrema facilità di entrata ed uscita dal mercato, di conseguenza un Paese – secondo al mondo come la Cina – che adotta criteri assai differenti non può sicuramente passare in secondo piano.

Molte sono le conclusioni e le ipotesi adducibili per analizzare a pieno un fenomeno di siffatto genere, tuttavia centrale rimane la questione per la quale un concorrente che non adotta, se non lo stesso modello economico, ma almeno gli stessi principi desta nondimeno nuovi problemi al processo suddetto, quindi risulta essere un’antagonista (come sempre questo Paese lo è stato) da poter piegare in un modo o nell’altro.

Pertanto, con perdite all’80% sul fatturato e una crisi economica nello Zhejiang, seconda regione solo a Shanghai, non può dirsi certo che tale situazione possa reggere ancora a lungo, fattore per il quale la Banca Popolare Cinese dovrà scegliere se continuare su questa linea o incominciare seriamente a prendere in considerazione l’ipotesi d’adozione del sistema maggiormente “occidentale” e per questo motivo più concorrente.