di Valerio Spositi

Da non molto tempo Janet Yellen, rinomata economista americana nonché moglie di George Akerlof, ricopre il ruolo di Chair della Federal Reserve, la Banca Centrale degli Stati Uniti. l suo predecessore, Ben Bernanke, viene ricordato, tra le altre cose, per i QE (Quantitative Easing), ovvero acquisto massiccio della Federal Reserve di titoli di Stato americani. La Yellen, in audizione alla Commissione Finanza della Camera, ha sostenuto una politica di riduzione del QE ma in funzione dell’outlook economico. Nelle sue parole: “se ci saranno cambiamenti dell’outlook, il tapering sarà riconsiderato”.

Non è quindi stata annunciata una politica monetaria improntata sulla riduzione del QE ad ogni costo. Ma, come ha sottolineato la Yellen stessa, la politica monetaria non è una panacea e bisogna trovare “altre misure per sostenere la crescita”. Quali altre misure la Yellen sostenga non è dato sapere. Ma una politica di riduzione del Federal Funds Rate (il nostro tasso overnight, interbancario, cioè quel tasso al quale il sistema bancario si presta riserve) è veramente centrale per una ripresa dell’economia reale quando essa si trova in crisi? Sicuramente no! Il motivo è presto detto. Nonostante il Federal Funds Rate sia intorno allo 0 (0,7 giornaliero circa, dati della Federal Reserve Bank of New York), su un tasso obiettivo compreso nel range tra lo 0 e lo 0.25, l’economia reale non sembra aver subito miglioramenti significativi.

L’acquisto dei titoli di Stato, da parte della Banca Centrale, non fa altro che aumentare la quantità di riserve del sistema bancario in aggregato, spingendo verso lo 0 il tasso overnight (in questo caso il Federal Funds Rate). Ma le banche non erogano prestiti alle imprese o alle famiglie in funzione delle riserve. I prestiti non sono vincolati dalle riserve, ma dal capitale. Questa dei prestiti funzione delle riserve è una vecchia credenza di come funzioni il sistema bancario e monetario che è dura a morire. Ma non è questo il luogo dove spiegare ciò. Quindi, nonostante i tassi siano intorno allo 0, l’economia americana è “creditless” [senza credito, nda], come scritto da Warren Mosler sul suo blog (moslereconomics.com).

Lo strumento chiave per far ripartire l’economia americana è la politica fiscale ma ciò significherebbe ribaltare il paradigma dominante secondo il quale è la politica monetaria lo strumento principale della politica economica. Senza un aumento consistente del deficit di bilancio federale volto alla creazione di un programma di lavoro garantito (Job Guarantee/Employer of Last Resort) pianificato dallo Stato e ad ingenti investimenti pubblici, l’economia americana difficilmente potrà tornare a vedere una florida ripresa economica e occupazionale.

Ma la Yellen non sembra di questo avviso. Infatti, come riportato da Warren Mosler, la Yellen crede che ci sia bisogno “di un piano di lungo periodo di riduzione del deficit federale e di riduzione della crescita del debito pubblico” poiché, continuando su questa strada, il tutto diverrà insostenibile. Insomma, la Yellen non è nulla di nuovo sotto il sole. Il paradigma economico dominante è duro a morire nonostante i suoi fallimenti conclamati siano sotto gli occhi di tutti.