Posto che l’esperienza maggioritaria si sia rivelata per quello che è, una porcata, per certi versi è interessante vederla riproposta in salsa renziana. Soglie di sbarramento più alte (8% per i partiti e 12% per le coalizioni) per assicurare una maggioranza forte, premio di maggioranza (del 18% per chi superi il 35% dei voti) per assicurare una maggioranza forte, liste bloccate per assicurare una maggioranza fortissima fatta di fedelissimi e per finire, come il dessert di un orrido pasto, ballottaggi nel caso non si superasse il 35% dei consensi. Il sogno americano in pratica, ma con la “c” aspirata (ameri’ano).

Che il giovane, rampante, allegro e scodinzolante sindaco di Firenze stia peccando un poco di autoreferenzialismo si vede a chilometri, ma ora oltre ad essere primo cittadino è anche segretario del primo partito in Italia per simpatia e voglia di rottamare e ottiene così i 111 voti favorevoli  del direttivo oltre ad uno sconsiderato susseguirsi di complimenti ossequiosi a destra e basta (a manca no, se si può ancora parlare di manca), anzi a centrodestra e rilancia gli echi speranzosi di una prossima approvazione in Parlamento. In compenso si può dire con una certa sicurezza che il PD abbia imparato a cogliere le proprie opportunità, dal momento che nonostante le sue velleità europeiste e sfrenatamente liberiste possa godere oggi di un larghissimo consenso e respiri già l’aria di un “governissimo” con il vecchio e delirante Berlusconi, lo smilzo Alfano e tutte le forze politiche più belle e colorate che ci siano (vedasi Scelta Civica).

Non tiene presente il segretario Renzi del responso della Corte Costituzionale il seppur timido invito al ritorno di un sistema proporzionale, con la dichiarazione di incostituzionalità del premio di maggioranza e l’invito sommesso alla preferenza. Del resto lui rottamerebbe anche la Corte con tutti i suoi giudici se potesse. Per ora si limita a stringere alleanze comodissime con personaggi senz’altro autorevoli, fidati maestri machiavellici dalle cui menti attingere l’arte di stare al mondo facendo il proprio interesse mantenendo però tutti felici e contenti. Nel Partito Democratico intanto la compagine fedele al presidente Cuperlo prende le distanze ed è bello illudersi pensando che la causa sia il rendersi conto dell’imminente nuova porcata. Chissà se anche gli elettori, quelli che alle primarie hanno acclamato il loro segretario, si stiano rendendo conto di cosa implicherà il loro voto. Il Governo Letta ha partorito i suoi figli, che hanno reso tutti felici. Felici di aver cambiato poco, per non cambiare niente.