Era il 16 novembre 2011 quando Giorgio Napolitano, in seguito alle dimissioni di Silvio Berlusconi, nominò quel governo tecnico che secondo l’Unione Europea avrebbe “salvato” l’Italia dal default. Il presidente del consiglio ed i neo-ministri non hanno impiegato molto a rispondere alla fatidica domanda: dove trovare i soldi per risanare il debito pubblico?

La risposta è stata ripetuta diverse volte durante le conferenze dall’ex international advisor della Goldman Sachs Mario Monti. Ed essa è sempre stata “sacrificio”; un sacrificio economico a cui ogni cittadino, tramite l’aumento delle varie imposte, è costretto a fare.

“Si vede la luce, 2013 di ripresa” ha affermato giovedì sera il Presidente del Consglio. Nel novembre 2011 la situazione italiana sembrava senza speranze, invece da giovedì sera sono previste crescite del Pil del +1,1% nel 2014 e del +1,3% nel 2015, contro il calo del -2,4% di oggi.

Quali sono le politiche economiche a disposizione?

Una politica economica agisce per mezzo dello Stato, delle imprese (politiche fiscali) o ancora delle banche ed altre entità finanziarie (politiche monetarie), per cambiare il sistema economico, seguendo un obbiettivo ben preciso. I cambiamenti che ne derivano sono mutazioni di calibro macroeconomico. Negli ultimi anni le politiche economiche sono state raggruppate e semplificate in due categorie. Da una parte ci sono delle politiche liberali (Hayek, Friedman), e dall’altra si parla di politiche keynesiane (John Maynard Keynes).

La politica keynesiana consiglia un intervento statale in caso di regressione per stimolare la domanda aggregata anche a costo di aumentare il debito pubblico, e far cosi ripartire l’economia. L’aumento della domanda avrebbe, secondo Keynes ,un impatto benefico nei riguardi dell’occupazione aiutandone la crescita. Da questa relazione chiave avrebbero luogo una serie d’eventi che farebbero ripartire l’economia di un paese. Le politiche Keynesiane arrivarono all’apice del successo negli anni 30′ (New Deal ) risolvendo problemi che i liberali non riuscirono ad affrontare. Ma come ogni eroe, anche Keynes aveva il suo antagonista. È infatti chiamato l’ “Anti-Keynes” uno dei maggiori esponenti del liberalismo, Milton Friedman.

La politica liberale è esattamente agli antipodi di quella keynesiana, infatti è a favore del libero mercato, del cosiddetto laissez-faire, che in tempo di crisi sembra l’unica cosa giusta da fare. Il mercato, secondo lo stesso padre del liberalismo Adam Smith, è capace di equilibrarsi da solo.

Che politica economica è usata in Italia oggi?

Monti ha ribadito diverse volte la sfiducia nei riguardi di politiche keynesiane, proponendo politiche neoliberaliste. Anche se fu proprio Friedman a insistere sul fatto che le tasse sarebbero dovute rimanere ai minimi in tempo di crisi. Ma in un’Europa sotto la dittatura del capitale finanziario si parla di politiche economiche misurate da un paese per se stesso o da l’Europa per ogni paese?

Come accennato in precedenza attraverso il termine “politiche economiche” s’intendono anche delle correzioni al livello monetario. Tali correzioni non possono essere gestite e manipolate dallo stato per cambiare il proprio sistema economico, siccome esse sono organizzate su standard europei. Infatti strumenti come la quantità emessa, tassi d’interesse, tassi di cambio non sono a disposizione di ogni paese ma sono controllati dall’UE.

Sono proprio questi legami apparentemente indistruttibili che rallentano la ripresa economica italiana o al contrario senza di essi l’Italia sarebbe ancora a quella situazione “critica” del 16 novembre 2011?