Il Presidente del Senato Piero Grasso ha rilasciato una dichiarazione due giorni fa sulla questione immigrazione. Ha affermato che serve una svolta cruciale perché è inammissibile che i giovani immigrati nati in Italia lavorino e combattano per giustizia e futuro, di un paese di cui non saranno mai cittadini. Sicuramente la questione sul diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia è uno dei problemi principali legati all’immigrazione. Ma Grasso non si vuol soffermare sul fatto che l’enorme ondata migratoria degli ultimi anni è stata gestita ingenuamente e soprattutto l’unione europea non ci ha aiutato, della serie “i vostri soldi sono i nostri soldi, i vostri problemi sono i vostri problemi”.

È l’ennesimo caso di ipocrisia della politica, che ci ha insegnato a guardare un problema superficialmente senza invece considerarlo a tutto tondo. Istintivamente infatti, si pensa subito all’immigrato come ad una persona pronta a togliere un eventuale posto di lavoro ad un italiano, così questo lo guarda con diffidenza, lo teme e lo disprezza.

Ma è doveroso chiedersi innanzitutto chi sono queste persone. Semplicemente sono uomini che spendono tutti i guadagni di una vita per poter scappare dalla più o meno tragica situazione in cui versa il loro paese (Est-europa, nord e Centrafrica su tutti). Sperano di trovare in Italia l’eldorado, l’eden terrestre, di condurre una vita dignitosa. Una cosa comprensibile e sempre esistita: quando una zona è caratterizzata da fame, povertà, guerre, epidemie e forte ingiustizie, una consistente parte della popolazione prova ad andarsene.

Ma analizzando il problema più profondamente, è doveroso domandarsi perché non si fa nulla cercando di migliorare le condizioni dei paesi dai quali queste persone scappano, dato che organismi quali l’onu e la banca mondiale sono stati creati con questo scopo, o perché non si cerca di fermare chi dall’altro capo del mare lucra sulla tratta di migranti. Il fatto è che l’immigrazione è un mezzo utile ai capitalisti per continuare ad aumentare il proprio capitale.

Con l’aumento degli immigrati, va ad aumentare quello che Marx chiamava l’esercito di riserva. Aumenta quindi il numero delle persone in cerca di un’occupazione, e ciò permette a chi dà lavoro di accedere più facilmente alle quote più deboli del mercato del lavoro. Gli immigrati appunto, che si accontentano di un’offerta di salario inferiore alla media e di un’occupazione a tempo limitato o comunque discontinuo. Così accadendo, le altre quote del mercato del lavoro, sia deboli, come donne e giovani, che forti, come gli uomini, che compongono l’esercito di disoccupati, ammortizzano le loro richieste per poter essere concorrenziali alla domanda di lavoro da parte degli immigrati.

Perciò l’immigrazione è funzionale al sistema capitalistico poiché alimenta la concorrenza tra gli operai che vanno così ad accontentarsi di condizioni sempre peggiori in cui lavorare. Ossia è funzionale al processo di abbattimento di diritti civili e sociali della classe operaia. Grasso, come del resto tutta la politica Italiana, si sofferma sul lato microscopico del problema, e non su quello macroscopico, che dovrebbe essere invece quello fondamentale.

La diffidenza verso gli immigrati finirà soltanto quando essi avranno gli stessi diritti sociali dei lavoratori Italiani, e non concorreranno con loro nell’odierno e paradossale processo di abbassamento di richieste e accontentamento di condizioni lavorative. Parallelamente l’ondata migratoria diminuirà drasticamente soltanto quando sarà possibile condurre una vita dignitosa in tutto il mondo. Sembra utopistico, ma se solo si volesse ciò, sarebbe possibile.

Invece oggi un paese economicamente forte ne va ad aiutare un altro in via di sviluppo non tanto per empatia, umanità, solidarietà e per favorirne un armonico sviluppo, quanto per organizzarlo in funzione dei propri interessi. È qui che sta la radice del problema. L’immigrazione è soltanto una delle tante armi che il capitalismo detiene per autolegittimarsi. Per porre gli uni contro gli altri, e non i tutti contro esso.