Se in Italia la parola sovranità può anche essere cancellata dal suo vocabolario, in Sicilia potremmo benissimo mettere da parte anni di storia intrisi di civiltà, seppur  sotto numerose dominazioni , per far spazio allo stivale dei cowboy. Uno stivale che ogni giorno si misura con quello che da forma al nostro paese, fino a coprirlo completamente cancellandone ogni spazio d’azione, ogni identità. Ma la presenza statunitense in Italia non sembra preoccupare tanto i nostri politici, gli stessi che invece si preoccupano di “armare la pace per amare la pace”: perché?

Pochi giorni fa, esattamente il 15 Giugno, i tg nazionali annunciavano lo spostamento di sei aerei civili dirottati dall’aeroporto catanese “Fontanarossa” a quello di Palermo “Falcone- Borsellino” a causa delle continue eruzioni dell’Etna, dunque per questioni di sicurezza e non per altro. Peccato però che durante la stessa mattinata, prima ancora dell’annuncio dei tg, il quotidiano “Blog Sicilia” insieme ad altri giornali locali, informava che in quelle ore stava per svolgersi ufficialmente una esercitazione militare a Sigonella, futura capitale mondiale dei droni statunitensi e che, per questo, diversi voli provenienti da Roma Fiumicino ma anche da Parigi, Istanbul, Venezia, Milano Linate, Colonia e Barcellona erano stati dirottati nel palermitano causando non pochi disagi agli stessi viaggiatori.  Ma chi comanda in Sicilia, per non dire in Italia? Le ultime briciole di sovranità italiana sono veramente svanite nel nulla quei giorni del1985, occasione nella quale solo Craxi riuscì a far valere la propria parola contro la potenza americana? E pensare che solo nel febbraio del 2013 un funzionario inviato dalla Regione alla base Navy di Sigonella per consegnare un plico riguardante il procedimento di avvio della proceduta di revoca delle autorizzazioni ai lavori per il Muos (rilasciate dal precedente governo), veniva respinto dopo essere stato fermato all’ingresso della base dagli stessi militari Usa in servizio di guardia, per poi ritornare a Palermo senza aver concluso il suo compito.

La vicenda dei voli dirottati potrebbe sembrare una piccola coincidenza se non fosse che proprio nei mesi scorsi Sigonella ha dovuto ospitare altri 200 Marines Usa  suscitando lo curiosità (se non la preoccupazione) di chi immagina nuovi venti di guerra nello scacchiere del Mediterraneo, soprattutto adesso che il più grande sistema di comunicazione satellitare americano situato a Niscemi (Caltanissetta) e soprannominato Muos, dovrebbe scaldare i motori per entrare subito in funzione e permettere sofisticati metodi di controllo di tutte le stazioni militari Usa attive nel mondo  fino al comando dei potenti droni da guerra. Operazioni militari mascherate per interventismo umanitario, bombardamenti e morti innocenti che vengono filtrati per esportazioni legittime di democrazia.

Nel quadro internazionale infatti il caos continua a regolare la quotidianità di troppi paesi. Da una Libia pronta a cadere nelle mani degli islamisti e dove ogni giorni si contano i risultati dell’operazione anti Gheddafi a cui il nostro stesso paese partecipò a fianco degli alleati, al terrorismo che, dopo la Siria uscita vincente con la politica di Assad, colpisce sempre più profondamente l’Iraq e i cittadini di Baghdad. Un terrorismo che, come sembrerebbe aver annunciato il segretario di stato John Kerry, dovrà essere fermato con una “possibile opzione” quale quella dell’invio di droni al fine di contrastare l’avanzata dei sunniti dello stato islamico dell’Iran e del Levante.

A tal proposito vogliamo anche ricordare come il massacro americano di Falluja, nel 2004, causò danni ben più gravi di quelli di Hiroshima: proprio a Falluja i marines usarono il fosforo bianco, sostanza capace di bruciare pelle e carne a contatto con l’aria, per piegare la resistenza di una zona nella quale si poteva “sparare liberamente”. Da quell’anno a Falluja la percentuale di tumori è cresciuta di 4 volte, quella di leucemia di 38 volte e di cancro nei bambini di 12 volte. Morti di serie b che mai fanno scalpore, interventi militari che mai vengono così duramente condannati quando, dietro ognuno di questi, si trova sempre  una giustificazione su cui plasmare l’opinione pubblica per ricevere più consensi possibili (non a caso Soros avrebbe fondato Avaaz). Come sempre dunque, l’isola siciliana non verrà certamente risparmiata dal rappresentare non più una preziosa cerniera di ricongiungimento tra Occidente ed Oriente ma una piattaforma di guerra sempre più forte e sempre più nelle mani degli alleati…. Per quanto ancora pagheremo il prezzo di quella “liberazione”? Per quanto ancora la “nostra” crisi gonfierà invece le casse dei fautori delle guerre?