L’odierna crisi della Grecia proietta inevitabilmente l’intero continente Europa e tutti i Paesi dell’Eurozona verso prospettive viepiù sempre nuove e, soprattutto, imprevedibili sia nella sostanza sia nella forma, di modo che non sia possibile tracciare con certezza limiti e confini di un processo critico che sembra non arrestarsi ancora, ma che anzi sia in continuo movimento.

Tale fenomeno può essere posto sotto una luce differente allorquando si utilizzino strumenti analitici dell’economia per analizzarne piccoli settori, sicché risulti alla fine più comprensibile approcciarsi alle medesime questioni, ma con un elemento e dati in più che risultino utili a tale scopo. In particolare è curioso oltreché interessante prendere in riferimento il cd SMS[1] e l’SMT[2], vale a dire indici tecnici che, rispettivamente, indichino il primo la quantità di un determinato bene che il singolo consumatore sia disposto a scambiare a fronte di una restante quantità differente di un altro bene; il secondo invece mostra la misura del tasso a cui è possibile trasformare un bene in un altro, vale a dire rappresenta il costo-opportunità dell’incremento della produzione di un bene a fronte e in netta conseguenza della perdita di quantità del restante bene dato.

Questi due dati possono risultare molto utili per comprendere parte della situazione che il popolo greco sta attraversando, e dunque capire come l’uscita dall’euro, il ritorno alla moneta nazionale, l’uscita dell’UE o altre simili teorie non siano altro che un tentativo di risposta a fronte di una situazione ormai ingestibile non solo per il Paese stesso, ma soprattutto per l’UE stessa, sempre più avida e stretta di maniche nel concedere il proprio sostegno (la “tranche” da 280 ML € non è stata ancora concessa, in attesa di “ulteriori garanzie” che probabilmente non potranno giungere mai).

Nel panorama microeconomico greco, i consumatori sono nettamente passati dall’acquisto di beni di qualità considerata media mostrante una disponibilità reddituale e un potere di acquisto considerevole (prima della crisi), ad un livello attualmente rasente la soglia di povertà: esempi possono essere dapprima l’abbandono totale dall’acquisto di beni non necessari e superflui (il cui acquisto o raggiungimento al possesso è uno degli “scopi d’immagine” del Capitalismo) fino alla sostituzione di beni di prima necessità tra loro, tra quelli di natura e pregio superiore con quelli nettamente inferiore, come ad esempio la margarina con la farina, il surrogato del burro o lo strutto in vece del burro stesso (questo considerato un Paese come quello greco ove i latticini e i formaggi in generale hanno un’importanza prevalente, quasi vitale della dieta alimentare). Pertanto la fiducia del consumatore greco è ai minimi termini dal 2007 e sembra in caduta libera su ogni fronte, rinunciando egli non solo ai beni non primari e non necessari, ma sacrificandosi pure su quelli necessari operando le suddette sostituzioni, dunque accettando il sacrificio derivante da una quantità medesima di un bene inferiore al posto di una quantità inferiore (o medesima) di un bene di natura superiore: tale processo è forzato e costretto, poiché necessario in forza di un potere di acquisto sempre più compresso e ridotto.

Affermare che tale situazione non sia il prodotto di un Capitalismo puro e feroce (“del Capitalismo”, quindi) è non riconoscere una realtà evidente in tutti i suoi punti. Ecco perché risulta ovviamente avere maggior credito le tesi sostenute ispirate al solidarismo oppure al Comutarismo (ove la maggiore trasparenza del sistema economico risulterebbe utile per ogni singolo consumatore), nella quale vengono abbandonati i tristi principi liberali e liberisti in virtù di un sistema economico che rispecchi maggiormente la propensione dell’uomo alla solidarietà e al mutuo soccorso, idee da sempre cristiane che l’Europa sembra avere dimenticato da molto tempo.



[1] Saggio marginale di sostituzione

[2] Saggio marginale di trasformazione