L’anno persiano si è concluso e la Repubblica Islamica dell’Iran ha posto un nuovo tassello nel mosaico delle proprie relazioni internazionali. Già nel mese di gennaio, la Guida Suprema Ali Khamenei aveva incontrato il primo ministro Recep Tayyip Erdogan e dato disposizione al governo Rouhani di rafforzare le relazioni con la potenza turca. A tale incontro ne sono seguiti altri, anche in questi giorni e se ne prevedono altri ancora, nel corso dei prossimi mesi.

Al di là delle dichiarazioni di protocollo, i rapporti tra le due potenze sono sempre stati altalenanti, legate sì da spirito di amicizia e fratellanza ma anche da un antagonismo che affonda le radici nella storia più antica. Più recentemente, Iran e Turchia hanno trovato in Siria il luogo principale dei propri contrasti. Alleata iraniana, questa, è noto quale sia la posizione turca nei confronti di Assad e le azioni concretamente messe in atto per rovesciarlo. Ed è ancora più recente l’accusa mossa a Teheran, ovvero l’attribuzione della responsabilità di aver sobillato piazza Taksim, nei mesi di maggio e giugno 2013; vi si leggeva una risposta iraniana al finanziamento, da parte turca, dei terroristi in Siria.

Ma storicamente, merita di essere ricordato come in sede internazionale la Turchia non abbia mai smesso di offrire una sponda all’Iran sulla questione nucleare; sull’altro versante, occorre tenere presente che nemmeno l’Iran mancò di dare appoggio alla Turchia, come nell’occasione della strage degli attivisti turchi, uccisi in un’offensiva israeliana al largo della costa di Gaza.

Rapporti intensissimi a livello commerciale, distensione diplomatica a livello formale, interessi divergenti negli intorni, che sfociano spesso in una guerra sotterranea. Ora, con l’allentamento delle sanzioni all’Iran, il cui portato dovrà essere monitorato nel medio termine, i due paesi hanno sfruttato l’occasione per firmare tre documenti il cui contenuto concerne la creazione di un consiglio di coordinamento sulle questioni commerciali. E i vantaggi sono naturalmente reciproci, essendo l’Iran il secondo fornitore di gas della Turchia, affamata di energia per sostenere il suo sviluppo economico in via di rallentamento. Erdogan ha dichiarato di voler portare le transazioni economiche del suo paese con l’Iran a 30 miliardi.

 Nulla di strano fin qui ma sembra esserci di più: contemporaneamente allo spostamento dell’attenzione russa nell’area del Mar Nero, le due potenze sembrano oggi voler oggi riempire un vuoto e confrontarsi sulle prospettive della situazione siriana. In questi giorni, il ministro Zarif, il quale ha incontrato il suo omologo Davutoglu ben otto volte dalla sua elezione, ha espresso profonda preoccupazione per il continuo spargimento di sangue in Siria. Ha inoltre ribadito come la pacificazione del conflitto possa e debba passare attraverso il rafforzamento della cooperazione tra due potenze regionali, l’Iran e la Turchia. Allo stesso tempo, il primo ministro turco Erdogan, reduce da una visita a Teheran nel corso della scorsa settimana, ha dichiarato alla stampa di voler rimanere in contatto con l’Iran per gli sviluppi del conflitto in Siria. Allo stato attuale, i due paesi seguitano a militare su fronti opposti, le divergenze permangono e l’Iran continua, giustamente, a chiedere l’espulsione dei terroristi che Ankara supporta. Tuttavia, è chiaro ad entrambi i paesi come non sia possibile mantenere la Siria nella condizione nella quale versa, a maggior ragione perché l’atteggiamento turco in Siria si è rivelato palesemente controproducente, tanto da aver messo in pericolo la stabilità interna. Ora, si prevede che in futuro i ministri degli esteri e le intelligence dei due paesi si tengano in contatto sulla questione. Resta da verificare quali passi intenda muovere la Turchia nei prossimi mesi ma si può supporre che qualcosa in Medio Oriente si stia muovendo e che ci si possa attendere qualche sviluppo interessante nei prossimi mesi, data la novità dell’intensificazione delle relazioni tra le due potenze, da tempo raffreddate.