Nel 2010 Internet è stato candidato al premio nobel per la pace. Il vincitore poi è stato Barack Obama – fatto quasi più paradossale della candidatura stessa di Internet – ma in fondo il senso era di esprimere come il mezzo di comunicazione di massa sia ormai da considerare una delle più grandi invenzioni tecnologiche del secolo capace di stravolgere, spesso in positivo, innumerevoli aspetti delle nostre vite. La cosa più sorprendente di Internet è la capacità di sviluppo e rinnovamento che ha avuto dal momento del suo lancio sul “mercato”, avvenuto a partire dal 1995.

 Oggi Internet rappresenta un mezzo insostituibile nella vita delle persone e di conseguenza si è presto trasformato in un importante mezzo economico. Inizialmente aziende tradizionali si sono aperte al mondo virtuale, poi è stato il momento della nascita di aziende esclusivamente presenti sulla rete e infine la creazione di servizi che pur non rappresentando una risorsa o un prodotto tangibile hanno acquisito un valore effettivo e talvolta anche monetizzabile.

 Quando ci si è accorti che con Internet si potevano fare molti soldi è nata la New Economy; oggi nessuno ama usare più questo termine in quanto ormai è notoriamente riferito alla bolla finanziaria del 2000 eppure la verità è che l’economia in rete non si è mai fermata ma semplicemente si è riorganizzata e reinventata. Le potenzialità di Internet non sono infinite ma sicuramente sono smisurate: offre la possibilità di operare in un mercato mondiale privo di costi di gestione o vincoli spaziali.

Su queste basi dal 1998 al 2000 scoppiò una vera e propria euforia del web, ribattezzata in seguito come la bolla delle “dot-com”. Infatti dopo continui e spettacolari rialzi dei titoli delle aziende su internet, che fecero la fortuna del NASDAQ permettendogli di raggiungere l’indice più alto della sua storia, vi furono una serie di fallimenti che scioccarono il mercato del web. Centinaia di siti e domini scomparvero dalla rete, siti che prima di allora avevano raccolto milioni di dollari per investimenti e sviluppo; solo poche “dot.com” resistettero fra cui, la più nota, Amazon il cui titolo però quell’anno scivolò da 107 dollari per azione a soli 7.

Negli ultimi mesi l’attenzione mediatica verso l’economia legata ad internet è alle stelle e senza dubbio il caso più seguito oggi è quello dell’ingresso in borsa del titolo di Facebook. Dopo mesi di euforia ed esaltazione ora si è passati ad un palese ostracismo, visto il lento ribasso del titolo nelle ultime tre settimane passato da un valore di oltre 40 dollari per azione a quello di appena inferiore ai 26 dollari. Uno dei fatti più sconcertanti è avvenuto un mese prima dell’ingresso di Facebook in borsa, acquistando per un miliardo di dollari la giovane start-up Instagram, un applicazione per modificare e condividere foto. Per rendersi conto dell’assurdità dell’operazione basti ricordare che con pochi giorni di differenzala Ducati è venduta all’Audi per circa 800 milioni di euro.

Oggi i grandi siti che possono provare una massiccia viralità di utenti vengono stimati e valutati da analisti per cifre altissime che se paragonate con gli utili ne rappresentano solitamente una minuscola porzione. Quella di questi anni sarà la bolla dei social-network; non solo Facebook, stimato vicino ai 100 miliardi di dollari, ma anche Twitter a 5 o Pinterest oltre l’un miliardo, e la lista continua. Il fatto di avere milioni di iscritti al proprio sito non vuol dire avere lo stesso numero di clienti. Oltretutto stiamo parlando di un settore in cui l’ingresso nel mercato è totalmente libero e altamente concorrenziale.

L’aspetto fondamentale di Internet, che lo rende un luogo libero e “bello” anche dal punto di vista economico e del mercato è la vorace selezione naturale, se così la si può chiamare, con cui progredisce. Ogni “prodotto” offerto su Internet può essere sostituito con una velocità incredibile nel momento in cui quello già esistente è considerato vecchio o non più appetibile agli utenti. Mentre un motore di ricerca come Google offre servizi che vanno al di là delle mode del momento i social network sono essenzialmente vincolati ad un trend generazionale che nel giro di alcuni anni potrà semplicemente stufarsi del servizio, essendo tra l’altro gratuiti.

Su Internet manca ancora una piena consapevolezza economica, su come sfruttarne le potenzialità ma soprattutto come valorizzare e monetizzare molte attività. Il rischio che si corre è di incentivare cicli speculativi intorno al mondo del web – un po’ quello di cui si accusa Morgan Stanley oggi – ma se non altro la buona notizia è che Internet, malgrado tutto, continuerà ad esistere e migliorare.