+20% per la benzina e +10% per il gasolio: queste sono le recenti variazioni del prezzo dei carburanti in Marocco. Il fattaccio, avvenuto la notte del 2 giugno dopo settimane di riflessioni del governo, ha suscitato un forte calo della popolarità del primo ministro islamista Benkirane.

Le principali cause di questo aumento (che gioverà alle casse dello Stato, perché di tasse si tratta, proprio come in Italia) sono fondamentalmente due: la primavera araba e la crisi dell’euro.

La primavera araba ha condizionato l’affare perché la monarchia e il governo hanno fatto molto negli ultimi mesi per tenere bassi i prezzi dei beni di prima necessità come pane, olio, tè, zucchero e gas da cucina, che sono calmierati a prezzi incredibilmente bassi, per permettere a tutti almeno di poter mangiare e di poter riscaldarsi. Rabat ha fatto tanto per mantenere calma la situazione, e non senza successo. Infatti, mentre molti paesi arabi sono nel caos dopo gli avvenimenti degli ultimi due anni, il Marocco se la passa piuttosto bene, perché nessuno mette in discussione la legittimità della monarchia, che vanta tredici secoli di storia. Ora il problema è che l’80% della cassa di compensazione (il fondo che serve a regolare verso il basso i prezzi calmierati) è stato speso in soli sei mesi. Il governo ha dunque bisogno di soldi.

Ed anche la crisi dell’Euro-zona ha avuto i suoi effetti nefasti. Il dirham, la moneta locale, è indicizzato all’80% sull’euro, ed il deprezzamento di quest’ultimo si è fatto risentire anche in Marocco. Questo ha certamente favorito l’esportazione, ma ha soprattutto causato una perdita forte nei confronti del dollaro, e quindi nei confronti del greggio, sapendo che il petrolio è generalmente acquistato e venduto in dollari.

Già, perché il Marocco compra tutto il petrolio di cui ha bisogno, sapendo che le risorse naturali d’idrocarburi sono presenti in quantità effimera.

Ora, il punto è che l’aumento dei prezzi dei carburanti rappresenta senza dubbio un autogol per il governo Benkirane: il leader del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, ha infatti preso voti dalla classe medio-bassa, che rappresenta la maggioranza del paese. Si tratta della classe che più sarà colpita da questi aumenti e che reclama invece una diminuzione delle ingenti spese militari, che sono tuttavia assolutamente necessarie per controllare le incursioni dei ribelli del fronte Polisario nel sud del paese.

In compenso, forse l’economia del Marocco assisterà presto a un colpo di scena: in molti ambienti si comincia a parlare della scoperta di giacimenti petroliferi. I media ufficiali ancora non ne parlano, perché in un passato molto recente già si era parlato della presenza di giacimenti, ma tutto venne poi miseramente smentito.

Ed anche di fronte a queste voci le opinioni sono discordanti: alcuni pensano che un po’ di petrolio sia tutto quello che servirebbe al Marocco per affermarsi definitivamente come potenza regionale; altri non ne vogliono sapere, fieri del fatto che nonostante l’assenza di petrolio, nonostante i problemi con i ribelli del fronte Polisario, e nonostante l’arretratezza di certe regioni, i Marocchini continuano a far crescere e a modernizzare il loro paese molto più dei cugini Algerini, loro rivali da sempre.