Le compagnie telefoniche sono come le nonne: queste gioiscono alla vista di nipoti pasciuti e grassottelli, e ripetono continuamente loro di mangiare; le prime adorano clienti sprovveduti e creduloni, e ripetono loro di spendere. Ma se, nel caso delle nonne, la gioia innescata dal nutrimento illimitato dei propri nipoti nasce per contrasto a periodi di miseria che le anziane hanno dovuto fronteggiare, in quello delle aziende, l’istigazione al consumo compulsivo è diretta emanazione dell’obesa prosa capitalista della corsa al guadagno. Nell’apolide neolingua mercantile poi, l’imperativo consumista si traduce con il truffaldino “abbiamo un’offerta per te”. Capita che qualche ingenuo lasci che il canto delle sirene – trasmesso da una cornetta del telefono, o magari trascritto in un sms – abbatta ogni barriera della propria razionalità, e si abbandoni dunque allegramente all’acquisto indotto. Siccome la quantità di ingenui, nell’epoca in cui ognuno deve mostrarsi smaliziato e a proprio agio, è paradossalmente  incredibilmente grande, è prassi che i venditori di futilità si introducano in modo invasivo nella vita del potenziale cliente a qualunque ora della giornata.  

Si può dire che il telefono sia ormai il pontefice tra la tranquillità e l’esaurimento nervoso. Esso è uno dei canali attraverso i quali il mercato vibra i propri tentacoli e raggiunge ogni singola persona. I call center, tanto vituperati per i salari bassi dei propri dipendenti, sono colpevoli anche del ruolo di scientifica e inarrestabile macchina di propaganda che ricoprono. E’ curioso che gli unici sprazzi di vita comunitaria che ancora sopravvivono, chiaramente in una distorta e contraddittoria declinazione mercantile, siano costituiti dal venditore porta a porta, unico ad avere qualche speranza di essere accolto in casa dopo aver bussato da estraneo, e dal giovane malpagato del call center che, sempre da sconosciuto, riesce talvolta ad intrattenere una qualche discussione con il malcapitato con cui sia stato casualmente messo in contatto.

La sfrenata esaltazione della privacy e della proprietà privata, fino all’isolamento totale dell’individuo, è derogata dinanzi all’eminenza del capitale. Come sostenuto con notevole lungimiranza anche da Pasolini, l’ideologia del regime consumistico ha impregnato il tessuto sociale in ogni sua fibra – superando in pervasività totalitarismi fascisti e comunisti – e lo ha fatto in maniera subdola e festante. Il mercato che bussa o telefona direttamente a casa rappresenta l’apice dell’invadenza consumistica: è la perfetta espressione della costante, certosina, studiata sostituzione, tra i valori sociali, del desiderio, indotto ed effimero, inculcato ad arte anzitutto dall’industria pubblicitaria, al bisogno, figlio di moderatezza ed estrema necessità, che negli esseri e nelle civiltà più saggi è il principale motore di ogni azione.